Italia subito competitiva alla prima uscita in Coppa del Mondo che vedeva la presenza del DT Mauro Berruto. Argento per Federico Pagnoni nel compound e bronzo per Vanessa Landi nel ricurvo: per entrambi primo podio individuale nel circuito
Esordio internazionale con il botto per gli azzurri che tornano da Shanghai, ormai storica sede della prima tappa di Coppa del Mondo, con ben due medaglie. E questa volta non sono le squadre, da sempre punto di riferimento dell’arcieria italiana, ma i singoli a piazzare gli acuti giusti per fare sentire al mondo la sinfonia azzurra. Un argento nel compound e un bronzo nell’olimpico per iniziare nella maniera migliore il percorso in World Cup.
DOPPIA MEDAGLIA AZZURRA – La copertina della spedizione cinese è tutta per Federico Pagnoni e Vanessa Landi. Il primo vince l’argento nelle sfide individuali compound dopo un percorso in cui davanti a lui si parano alcuni dei più grandi arcieri del mondo.
Dopo il diciannovesimo posto in qualifica l’azzurro batte 149-140 il tailandese Nitiphum Catachot e si ripete con l’austriaco Nico Wiener 149-147. Due turni che sono l’antipasto di una cavalcata che si fa via via sempre più difficile, agli ottavi è l’indiano Abhishek Verma, terzo assoluto dopo le 72 frecce di ranking round, a piegarsi davanti ad un Pagnoni che infila solo 10 e chiude la pratica sul 150-146. Subito dopo la sfida è con il francese Pierre-Julien Deloche, numero 5 del mondo, che a Shanghai dodici mesi fa vinse l’argento. Un palmarès di tutto rispetto che non basta però a fermare l’italiano che gli rifila un bel 149-148. L’approdo in semifinale non riempie la pancia di Pagnoni che non trema nemmeno di fronte a Mike Schloesser, il “Mister Perfect” dell’arco mondiale, che si inchina 148-147. La finale del sabato per Pagnoni non può che essere contro il dominatore assoluto della linea di tiro cinese: Jongho Kim, coreano che dopo il primo posto in qualifica batte tutti gli avversari. Un osso durissimo che in finale spezza il sogno dell’azzurro con il punteggio di 147-145 in un match comunque equilibrato che porta Pagnoni ad ottenere finalmente il suo primo alloro individuale nel circuito di Coppa.
Mentre Pagnoni volava veloce verso la finale, nelle sfide dell’arco olimpico faceva strada anche Vanessa Landi. La campionessa mondiale Junior in carica inizia la sua gara con il 38esimo posto in qualifica, e fino a qui niente di spettacolare, ma la toscana il meglio di sé lo riesce a dare sempre negli scontri ed è proprio nelle battaglie uno contro uno che le avversarie capiscono di che pasta è fatta la giovane italiana. Il 6-0 sulla spagnola Lopez è il primo passo, il secondo è il 6-4 sulla giapponese Kato, poi il livello sale e Landi si fa trovare più che mai pronta eliminando prima la coreana numero 6 del tabellone Lee Eun Gyeong 6-4 e ripetendosi poi contro la russa Ksenia Perova, una che il 2017 lo ha chiuso vincendo il titolo mondiale individuale a Città del Messico e chiudendo seconda la finale di World Cup di Roma.
Dopo un’impresa del genere la consapevolezza dei propri mezzi sale e ti regala una fiducia quasi illimitata che Landi trasforma in una superprestazione regolando 6-0 Lei Chien-Ying ai quarti. L’ultimo scoglio prima della finalissima è un monumento del tiro con l’arco mondiale: Chang Hye Jin, coreana che in bacheca ha tutti gli ori delle più importanti competizioni internazionali, a partire dalle Olimpiadi di Rio 2016 dove vinse il titolo sia nell’individuale che a squadre e che alla fine della prima tappa di Coppa del Mondo 2018 si metterà in valigia tre ori (individuale, squadre e mixed team). In una corsa così esaltante c’è un solo momento in cui l’asiatica rischia di perdere l’en plein ed è proprio in semifinale quando Landi la costringe prima alla parità e poi ad una doppia freccia di spareggio che si conclude 10-10 e 9-8. La finale per l’oro sfugge così per pochi centimetri ma quella per il bronzo è tutta azzurra grazie a un sonante 6-2 alla danese Maja Jager che dimostra definitivamente come l’atleta toscana abbia affrontato ogni sfida senza incertezze, convinta delle proprie possibilità.
GLI ALTRI AZZURRI – Il resto della spedizione italiana non riesce a brillare come i protagonisti citati in precedenza, le squadre escono ai primi turni, e gli altri arcieri impegnati negli individuali pagano un tabellone spesso difficile. A farsi notare è soprattutto Mauro Nespoli, quinto alla fine, estromesso dalla corsa alle medaglie dopo lo shoot off dei quarti di finale con Brady Ellison. Bene anche Marcella Tonioli nel compound femminile, anche lei fuori ai quarti e settima della classifica finale. Posizionamenti che restano assolutamente validi per la classifica generale della Coppa del Mondo. Buona anche la prova della giovane Sara Ret, nona nel compound.
GLI ALTRI PODI E I PRIMI QUALIFICATI PER LA FINALE DI SAMSUN – A Shanghai domina in lungo e in largo la Corea del Sud che tra individuale e squadre si prende ben 10 medaglie di cui 6 d’oro. Nell’arco olimpico maschile vince l’oro Kim Woojin battendo 6-2 lo statunitense Brady Ellison. Terzo il coreano Lee Woo Seok grazie al 7-3 sul giapponese Takaharu Furukawa. Nel femminile, detto del terzo posto di Vanessa Landi, l’oro va alla coreana Chang Hye Jin dopo il 6-0 sulla cinese Qixuan An.
Nel compound maschile il bronzo va a Braden Gellenthien (USA) che batte 147-142 l’olandese Mike Schloesser. Al femminile oro alla colombiana Sara Lopez, 149-142 in finale sull’atleta di Taipei, Chen Yi-Hsuan, mentre terza è la coreana So Chaewon dopo il 146-141 rifilato a Jamie Van Natta (USA).
Nelle gare a squadre dell’arco olimpico è dominio coreano, la Nazionale asiatica conquista l’oro sia al maschile che al femminile grazie alle vittorie rispettivamente 6-2 e 5-4 (27*-27) su Giappone e Taipei. Il bronzo maschile va alla Germania, quello al femminile alla Cina. Successo coreano anche nel mixed team, argento alla Turchia e bronzo all’Indonesia.
Sul podio maschile salgono in prima, seconda e terza posizione Usa, Corea del Sud e Francia e al femminile Russia, Taipei e Olanda. È invece la Danimarca a vincere nel mixed team davanti a Corea del Sud e India.
In base al nuovo regolamento della World Cup, tutti i vincitori della tappa di Shanghai hanno già ottenuto la qualificazione per la finale del circuito che si disputerà a Samsun, in Turchia, il 29 e 30 settembre. •
Un Direttore Tecnico zen
Il DT Mauro Berruto racconta le sue sensazioni dopo la prima trasferta internazionale: “Le variabili in questo sport sono infinite. Nella pallavolo ero abituato a scaricare la tensione a bordo campo: ora devo incidere diversamente, mantenendo la calma proprio come un arciere”
di Guido Lo Giudice
Mauro Berruto ha seguito con trepidazione le prestazioni degli azzurri nella prima tappa di Coppa del Mondo a Shanghai. È stato un ottimo esordio nelle gare outdoor quello della Nazionale italiana che, oltre all’argento nel compound di Federico Pagnoni, si è portata a casa anche il bronzo con la giovanissima Vanessa Landi. Per lei è stato il primo podio nel circuito World Archery e per l’ex CT della pallavolo la prima volta in tribuna al seguito del gruppo, senza la possibilità di stare sul campo a dare consigli e caricare i suoi. Insomma, una situazione nuova alla quale però si sta già adeguando e per la quale ha già in mente le soluzioni…
Che impressione ha avuto nel vivere dal vivo un evento internazionale World Archery?
“Ovviamente sensazioni di eccellenza. Ho assistito alle finali e si percepisce l’internazionalità e il livello agonistico elevatissimo in una tappa di Coppa. A Shanghai ho toccato con mano quante Nazionali al mondo siano competitive e come dei dettagli apparentemente minimi possano in realtà fare la differenza. Torno dalla trasferta più motivato e sempre più consapevole che la madre di tutte le battaglie si gioca sui dettagli più piccoli: andiamo a vedere per esempio la prestazione di Vanessa Landi: siamo molto contenti per la medaglia di bronzo, ma se pensi che ha perso in semifinale al secondo shoot off contro la campionessa olimpica che ha poi vinto l’oro, questo ti dà l’idea di quanto sia basso il margine di errore a certi livelli”.
C’è qualcosa che l’ha colpita o incuriosita maggiormente?
“Uno si avvicina al tiro con l’arco e pensa che sia uno sport ciclico, legato alla ripetizione di un gesto che può sembrare sempre uguale a se stesso. E invece parliamo di uno degli sport più ‘di situazione’ che esistano. Io arrivo dalla pallavolo, dove ogni azione è da considerarsi a sé. Nel tiro con l’arco hai lavorato migliaia di ore ripetendo lo stesso gesto, ma il numero di varianti al momento del tiro è davvero infinito. Se pensiamo alla finale di Vanessa Landi, mentre l’avversaria era in mira pronta a scoccare una freccia è caduta una telecamera: l’atleta ha dovuto rinunciare al tiro per poi rilasciare velocemente sul suono della sirena. Insomma, in quelle situazioni devi saper reagire a variabili imprevedibili.
Naturalmente questo non significa che non si possa fare nulla, ma che bisogna imparare a gestire anche queste variabili che rendono pure il tiro con l’arco uno sport di situazione. La dimensione dell’esecuzione del gesto, che naturalmente deve essere perfetto e riprovato migliaia di volte, deve essere riprodotta nella stessa maniera indipendentemente da ciò che ti accade intorno, tanto per il fattore psicologico quanto per la dinamica tecnica. Ricordiamoci che tutto è allenabile e anche se non riuscirai mai a ricreare le condizioni reali di gara al 100% puoi però imparare a controllare il gesto e sapere cosa fare quando ti capita una situazione inattesa e imponderabile”.
Ne aveva sentito parlare tanto, ma per la prima volta lei ha constatato di persona la grande qualità degli arcieri coreani, considerati da tutti gli avversari da battere.
“Vero, dobbiamo fare i complimenti alla Corea del Sud. Ma abbiamo la consapevolezza che le distanze non sono incolmabili. Dobbiamo metterci negli specchietti retrovisori e avvicinarci sempre di più, proprio come ha fatto Vanessa a Shanghai. È questo tipo di atteggiamento che alla lunga paga, come accade in formula uno: se hai sempre qualcuno dietro che ti tallona e lo vedi negli specchietti, prima o poi questo ti induce all’errore. La Corea del Sud ha portato un atleta in tutte le finali, ma questo stesso obiettivo lo abbiamo anche noi e le altre nazionali. Certo, se devo prendere un punto di riferimento scelgo la Corea. Senza dubbio sono l’obiettivo da raggiungere. Ma ora sta a loro mantenere questa piccola distanza che ancora ci separa. Dopo Shanghai ritengo che questa distanza sia significativa ma tutt’altro che incolmabile. Questa stagione e l’anno prossimo rappresentano il tempo giusto per riuscire in questo intento, lavorando su tutti gli aspetti che ci eravamo prefissati”.
Con quale stato d’animo ha vissuto la medaglia di bronzo di Vanessa Landi?
“Sono stato molto felice per lei, è quella arrivata più lontana ed è stata la prima medaglia alla quale assistevo: per me è doppiamente importante. Spero che serva da apripista e che sia solo l’inizio. L’idea di essere da subito protagonisti dimostra l’impegno del gruppo. Mauro Nespoli per esempio è uscito allo spareggio con Brady Ellison, mentre la squadra poteva entrare tra le prime otto. Insomma, torniamo competitivi e con la sensazione di poter fare ancora meglio”.
Quanto è cambiato il suo ruolo rispetto a quando era a bordo campo nelle vesti di coach della pallavolo?
“Sono sempre stato abituato a incidere come allenatore, mentre lì a Shanghai ero legato alla sedia in tribuna. Mi veniva difficile guardare senza poter intervenire in qualche maniera. Il mio nuovo ruolo mi impone di agire in maniera diversa, cioè portare gli atleti nella migliore condizione possibile per giocarsi una finale o un’ultima freccia, che sono situazioni molto emozionanti di per sé.
In qualche maniera devo ‘diventare Zen’: prima ero abituato a incidere muovendomi, gesticolando, urlando a bordo campo e dando consigli nei time out, ora invece devo essere bravo come un arciere nel mantenere la freddezza durante una loro finale, senza poter intervenire direttamente sulla prestazione in corso”.
Lei però è già concentrato sul futuro e sul resto della stagione.
“La tappa di Coppa di Antalya è da considerarsi uno spartiacque significativo, perché abbiamo un obiettivo primario che sono i Giochi del Mediterraneo e, dopo la gara in Turchia, sceglieremo il terzetto titolare per la Spagna e i tre che andranno invece nella terza tappa a Salt Lake City. Ci tengo a specificare che per noi i Giochi del Mediterraneo sono molto importanti, perché è la manifestazione che più si avvicina al modello di competizione olimpica. Fatte le debite proporzioni, avremo un modello di prestazione simile a quello olimpico, per questo credo che la gara di Terragona sia propedeutica soprattutto per chi non ha mai vissuto l’esperienza delle Olimpiadi”.
Hanno detto
Vanessa Landi: “un’emozione fortissima”
Vanessa Landi è la donna copertina dell’arco italiano dopo la prima tappa di Coppa del Mondo. Il suo bronzo brilla in maniera particolare perché è il primo in una competizione così importante per la giovane atleta toscana: “è stata un’emozione fortissima, è il mio primo podio in World Cup ma soprattutto è stata la prima volta che scendevo sul campo di gara di una finale di questo livello nell’individuale”. L’emozione è stata tanta ma non ha giocato brutti scherzi: “ho iniziato subito con una X e questo oltre a caricarmi ha fatto capire a me stessa e all’avversario che ero pronta per tirare a questo livello”. Il bronzo vinto in finale fa tornare il sorriso anche dopo una semifinale a dir poco rocambolesca: “ho perso al secondo shoot off contro la campionessa olimpica in carica” dice senza nascondere il giusto orgoglio Vanessa Landi che poi mette già nel mirino il futuro: “questa è stata sicuramente una bella trasferta, ora mi aspetto anche dalle altre gare dei buoni risultati”.
Il coach Wietse van Alten: “Un buon avvio, ma è solo l’inizio…”
Il tecnico dell’olimpico Wietse van Alten non nasconde la felicità per la medaglia dell’azzurra. “Vanessa ha tirato forte, così come aveva già fatto nei giorni precedenti durante le eliminatorie. È sempre stata molto stabile, convinta, decisa e tranquilla, ripetendo esattamente quanto fatto sia ai sedicesimi contro la sudcoreana Lee Eun Gyeong e poi in semifinale con la campionessa olimpica Chang Hye Jin, dove è stata sempre in partita ed è stata sconfitta solo dopo due spareggi, così come previsto dalle nuove regole internazionali (che prevedono un secondo shoot off se dopo la prima freccia di spareggio le atlete ottengono lo stesso punteggio n.d.r.). Nel complesso ha dimostrato un livello alto, quello che serviva per una manifestazione come questa dove erano presenti tanti Paesi e numerosi avversari di prestigio. Sono molto felice di averla vista così pronta e preparata per vincere la sua prima medaglia in Coppa del Mondo. Abbiamo iniziato bene la stagione internazionale, ma ricordiamoci che era solo la prima uscita del 2018 e dobbiamo riportare in Italia ancora tanti altri momenti come questo”.
Federico Pagnoni: “Le migliori frecce della mia vita”
Dopo cinque anni di tentativo è arrivato il momento di Federico Pagnoni. L’azzurro torna da Shanghai con un argento brillantissimo in valigia: “sono molto felice per come è andata la gara, è stato emozionante anche perché era la prima uscita internazionale stagionale, questo vuol dire partire con il piede giusto, ora vedremo come andrà la stagione”. Una finale persa non può cancellare tutto il percorso fatto per arrivarci: “il 699 in qualifica – dice Pagnoni – è un punteggio molto buono, poi sono arrivati gli scontri e con tre 149, un 150 e un 148 penso di aver tenuto una media di altissimo livello, forse la migliore della mia vita, poi è arrivata la finale e l’argento non può che rendermi molto felice”. Pagnoni è un vincente, ad Antalya non ci sarà , ma la sua Coppa del Mondo continuerà a Salt Lake City dove partirà l’assalto alla finalissima. E poi c’è la squadra: “a Shanghai siamo stati sfortunati perché abbiamo subito affrontato gli Stati Uniti, peraltro perdendo solo allo shoot off. Siamo forti, secondo me tra i più forti e lo abbiamo dimostrato anche al Mondiale, adesso vediamo cosa riusciamo a combinare ma sono fiducioso perché vedo un gruppo moto affiatato”.




