Arrivare ad arbitrare una finale olimpica è il sogno di tutti i Giudici di Gara. Non tutti sanno che la strada per giungere fin lì è lunga, faticosa e impegnativa, e che ci sono diversi step ed esami da superare. In questo caso, per capire bene, viene in aiuto l’appendice 4 del libro 1 del Regolamento World Archery.
Gli step sono: Giudice di Gara Nazionale, Giudice di Gara Continentale (CJ), Giudice di Gara Internazionale Candidate (IJC), Giudice Internazionale Full (IJ).
Per la progressione da un ruolo all’altro è necessario superare un test abbastanza impegnativo: solamente per il passaggio da IJC a IJ non è previsto un esame; tra uno step e l’altro è importante maturare esperienza sui campi di gara in varie specialità. Oltre all’esito positivo del test di passaggio è essenziale, ovviamente, aver superato il riaccredito, avere buone valutazioni sul campo, partecipare ai Congressi World Archery e rispondere correttamente ai casi studio proposti dalla Newsletter World Archery. Va da sé che la conoscenza della lingua inglese è vincolante.
L’Italia in ambito internazionale è stata sempre ben rappresentata. Sono stati diversi i GdG che hanno partecipato ai Giochi: ricordiamo il Barone Annibale Guidobono Cavalchini, Gian Piero Spada, Marco Cattani, Luca Stucchi, Fulvio Cantini, Andrea Bortot.
Agli ultimi tre della lista abbiamo posto delle domande, che vi aiuteranno meglio a capire la lunga strada verso la fiaccola olimpica. Per quanto riguarda Stucchi, Cantini e Bortot l’apice olimpico è stato raggiunto rispettivamente ai Giochi di Pechino 2008, a Londra 2012 e a Rio de Janeiro 2016.
Come è iniziato il tuo percorso verso i 5 cerchi?
Stucchi: “Personalmente non è stato un percorso con tappe, obiettivi e traguardi. Francamente non avrei mai pensato di raggiungere tale risultato. Anzi, non ho programmato e basta. Forse proprio per questo è arrivato”.
Cantini: “Il mio percorso è stato veramente lungo dato che ho iniziato la carriera da Giudice nel 1993, sono diventato Giudice Internazionale nel 1995 e ho partecipato alle Olimpiadi nel 2012. Tanti sono stati i momenti cruciali, uno ad esempio è stato quello di essere notato da un membro della commissione GdG, durante una competizione nazionale, per la mia professionalità, tale da convincerlo che ero pronto per affrontare il corso ed esame per FITA International Judge. Un altro momento cruciale è stata la Competizione Preolimpica, dove era necessario essere perfetti per guadagnarsi il posto ed una possibile finale”.
Bortot: “Tutto è cominciato con l’iscrizione al primo corso per giudici di gara nel 1999, a vent’anni. Quando mi hanno chiesto il motivo per cui volevo diventare arbitro ho dimostrato di avere già le idee molto chiare, rispondendo che avrei voluto arbitrare le Olimpiadi: 17 anni dopo, ho realizzato il mio sogno”.
Quali sono i passi da compiere per arrivare all’Olimpiade?
Stucchi: “Progettare un percorso verso le Olimpiadi porta facilmente a un’ossessione che comporta la scelta spasmodica di sentieri o soluzioni che non sono compatibili e coerenti con l’obiettivo primario di un giudice: operare con criterio, entusiasmo e rigore. Paradossalmente sono proprio questi, a mio parere, i requisiti che hanno favorito la mia selezione. In altre parole, non cercare un percorso ma seguirlo. Poniti sempre criticamente con te stesso e cogli da tutto ciò che ti circonda. Non dare per scontato nulla e pensa sempre che la tua prestazione può migliorare. Non porti traguardi, ma raggiungili e superali, come un bambino curioso”.
Cantini: “I passi necessari per arrivare ai Giochi sono ovviamente quelli di affrontare tutti i corsi per diventare WA Full Judge, rispondere ai casi studio in modo impeccabile ed ottenere alte valutazioni durante i seminari quadriennali”.
Bortot: “Per poter arbitrare l’Olimpiade è fondamentale essere WA Judge da almeno 5 anni e, al momento dell’Olimpiade, essere al livello più alto. Oltre a questo, ovviamente, è necessario dimostrare di avere la preparazione e le attitudini giuste, rispondendo correttamente alle domande della Judge Newsletter ed ottenendo valutazioni positive dai coordinatori delle giurie arbitrali internazionali”.
Attraverso quale percorso sei arrivato all’Olimpiade?
Stucchi: “Difficile definire le tappe. Riguardando il passato l’immagine che più mi sembra calzante è un fluido scorrere di eventi. Con il senno di poi è facile dire che ci sono state una serie di occasioni e di opportunità gestite bene e con un pizzico di fortuna che serve sempre. Tutto è stato formativo: ogni dettaglio, commento e soprattutto critica, difficile fare una cernita o una classifica. L’importante è non banalizzare, trascurare o ignorare ciò che accade”.
Cantini: “Ovviamente la basi per l’Olimpiade si costruiscono partecipando ai Campionati Mondiali e risultando assolutamente solidi in ogni situazione, riuscendo a risolvere in modo opportuno e solerte ogni problematica che si presenta sui campi di gara”.
Bortot: “Diciamo un po’ tutti gli eventi, dalla prima gara interregionale fino a quelle in cui sono stato designato da WA. Si può dire che, a modo suo, ogni gara è stata importante nella mia crescita personale ed arbitrale… Una specie di gradino nella scala che mi ha portato all’Olimpiade”.
Quali manifestazioni internazionali hanno segnato una svolta per raggiungere l’obiettivo?
Stucchi: “Sicuramente ab urbe condita è stato il Campionato del Mondo giovanile che ho gestito come responsabile della giuria arbitrale a Lilleshall nel 2004. L’esperienza è stata importante perché mi ha permesso di cimentarmi nella creazione di una squadra e motivarla, più che nella gestione tecnica dell’evento.
Un’altra competizione che mi ha dato la possibilità di vedere prospettive fondamentali è stato il Mondiale universitario di Vinicne, in Slovacchia nel 2006. Lì ho imparato l’importanza di collaborare con l’Event Manager, in quel caso Juan-Carlos Holgado, per coniugare l’evento sportivo con quello mediatico”.
Cantini: “Penso che il momento di svolta siano stati i Campionati del Mondo Targa di Lipsia nel 2007”.
Bortot: “Diciamo che tutti sono stati rilevanti, soprattutto quelli in cui era presente qualche componente della commissione arbitri internazionale, da cui ho imparato davvero molto sia a livello pratico ed arbitrale, che a livello personale ed umano”.
Consigli utili per gli aspiranti Giudici di Gara Olimpici?
Stucchi: “Fare o non fare; non esiste provare” – Yoda, Maestro Jedi. “Per non ripetermi, pongo l’accento sull’aspetto tecnico, che fino ad ora non ho trattato. Oltre a leggere e conoscere i regolamenti aggiornati, bisogna applicarli senza una sindrome di onnipotenza: autorevoli ma non autoritari, sempre sorridenti ma fermi, cordiali ma non accondiscendenti, tolleranti ma non servili e sempre, sempre umili. Il risultato sarà sempre il rispetto dei degni. Gli altri possono essere ignorati”.
Cantini: “Studiare il più possibile, essere presenti a tantissime competizioni, avere una ottima conoscenza della lingua inglese e proporsi per ogni corso disponibile”.
Bortot: “La cosa fondamentale è essere curiosi e quindi non smettere mai di imparare. Poi bisogna avere la passione per quello che si fa e non aver paura di sbagliare o di chiedere consiglio ai colleghi. Non importa la qualifica che si raggiunge, c’è sempre da imparare, da tutti: arbitri più esperti o meno esperti, ognuno di noi può dare un contributo all’altro, se c’è la volontà di confrontarsi ed ascoltarsi”.
Speranze e paure a 5 cerchi?
Stucchi: “Conclusioni molto, molto, molto personali. Anche se fondamentale, la mera conoscenza regolamentare capillare non è l’unico aspetto da considerare per raggiungere la fiaccola. L’aspetto umano è altresì fondamentale sia in termine di scambio alla pari con gli altri attori della competizione (atleti, organizzatori, gestori dei risultati, ecc.) sia per una prestazione che tenga presente il vero obiettivo: il miglioramento continuo. L’Olimpiade è una (piacevole) conseguenza. In bocca al lupo a tutti!”.
Cantini: “La speranza è sempre quella di essere all’altezza per offrire una prestazione in linea con gli standard elevatissimi di un’Olimpiade. La paura nel mio caso era quella di non essere in grado di gestire qualche inconveniente inaspettato anche in considerazione della copertura mediatica globale”.
Bortot: “Riguardo le paure ce ne sono molte in quei momenti, dal semplice ‘speriamo che non succedano casini durante il mio scontro’, fino allo ‘speriamo di non cadere in diretta tv’. Ma alla fine, nel momento in cui si entra in campo, ci si lascia tutto alle spalle, la paura sparisce e subentra l’adrenalina, per cui non ci si rende quasi conto del pubblico e della tv. Si realizza tutto dopo, quando è il momento di chiudere la valigia e tornare a casa, e ci si rende conto che le giornate sono passate in un battibaleno, in un turbinio di scontri, dirette ed emozioni. Momenti frenetici, ma molto soddisfacenti”. •




