Le junior ricurvo Lucilla Boari, Tatiana Andreoli e Vanessa Landi vincono a Rosario il titolo iridato. Per l’Italia anche il pass per i Giochi Olimpici Giovanili ad opera di Federico Fabrizzi
Tatiana Andreoli, Lucilla Boari e Vanessa Landi aggiungono un’altra pagina al libro della storia del tiro con l’arco italiano. Le tre atlete della Scuola Federale di Cantalupa vincono il titolo mondiale juniores a squadre a Rosario, scalando una vetta su cui nessuna azzurra si era mai arrampicata. Un successo che premia una squadra tecnicamente perfetta e capace di reggere la pressione dalla prima all’ultima freccia. La sensazione è che a Rosario siano nate tre stelle pronte a rimanere nel firmamento dell’arco mondiale per molto tempo.
LA STRADA VERSO LA STORIA – E dire che l’inizio dell’avventura iridata non era stata proprio delle migliori. Le tre azzurrine nel primo giorno di gare avevano chiuso la qualifica con un ottavo posto non esaltante e capace di complicare le cose nei vari incroci di tabellone. Solo un dettaglio per chi ha talento da vendere e sa di potersela giocare con chiunque, un dettaglio che infatti non impensierisce più di tanto le tre arciere. Il primo match è contro una delle superpotenze mondiali dell’arco: la Russia. Sfida vera, partita di alto livello che si trascina fino allo shoot off dove l’Italia vince 5-4 (22-21) e sembra il preludio di quello che succederà in finale. Prima di approdare al match che vale la storia, Andreoli, Boari e Landi si trovano davanti la Corea del Sud. L’avversario più duro, il Paese che al femminile domina da sempre la scena con otto titoli olimpici e tredici mondiali. Ci sarebbe da tremare se non fosse che questa è la gara che cambia tutto, che fa prendere consapevolezza, che freccia dopo freccia regala un’impresa straordinaria: 6-0 sulle asiatiche e accesso alla partita per l’oro contro la Cina. Un detto recita “l’appetito vien mangiando”, ma il rischio dopo una semifinale del genere è quello di avere la pancia piena e magari è proprio questa la sensazione che le tre azzurrine sentono quando scendono sul campo della finale contro la Cina. L’inizio è traumatico 4-0 sotto con i parziali di 57-51 e 59-53. Un peso enorme per atlete così giovani, ma non per questa Italia che prima rimonta mandando il match allo spareggio approfittando del calo delle asiatiche e poi conclude il capolavoro con le ultime tre pennellate: due 9 e un 8 che significano 26-25 e titolo iridato.
Le dichiarazioni delle campionesse del mondo – Hanno talento e non tremano, anzi risorgono dalle difficoltà senza mai perdersi d’animo, reagiscono e soprattutto: vincono. Lucilla Boari, Tatiana Andreoli e Vanessa Landi dopo le frecce che valgono l’oro si presentano davanti ai microfoni e la prima a prendere la parola è l’atleta lombarda, già titolare a Rio 2016: “È stato bello e difficile vincere allo spareggio, visto che eravamo sotto 4-0. Le nostre avversarie ci hanno aiutato un pochino permettendoci di rimontare, noi ne abbiamo approfittato e vinto i due set successivi. Poi, allo shoot-off, eravamo focalizzate sull’obiettivo e siamo state un po’ più fortunate di loro vincendo per un punto”. Un’analisi lucida per Boari a cui fa eco quella decisamente più entusiasta di Vanessa Landi: “Una vittoria che ci dà grandi motivazioni. Questa medaglia d’oro è il risultato del nostro lavoro e della nostra convinzione. Ci siamo dette: sì, ce la possiamo fare!”. E in effetti le ragazze si sono tolte una enorme soddisfazione: il gradino più alto del podio con tanto di convocazione ai Mondiali senior di Città del Messico per un esordio iridato tra i grandi.
Per Tatiana Andreoli, la più giovane del terzetto, una vittoria importantissima in un periodo non facile dal punto di vista personale: ha infatti subito la perdita di “nonno Walter”, da sempre il suo primo tifoso. Ma anche questa volta siamo certi che Tatiana avrà sentito il suo immancabile sostegno.
UN PASS OLIMPICO CONQUISTATO – La festa di Andreoli, Boari e Landi non è l’unica azzurra a Rosario. A donare il sorriso a tutta la spedizione è Federico Fabrizzi che conquista in favore dell’Italia il pass per le Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires in programma nel 2018 dall’11 al 18 ottobre. La gara tra gli Allievi nati nel 2001, 2002 e 2003 per la qualificazione a cinque cerchi ha visto l’azzurro battere 6-4 il sudafricano Wian Roux e continuare con i successi 6-2 e 7-3 con il russo Stanislav Cheremiskin e l’iraniano Omidreza Safaiepour. Bastava questo risultato per ottenere la qualificazione ma Fabrizzi non si è fermato ed è arrivato fino al bronzo con la vittoria 7-3 sul messicano Claeb Javier Urbina Zapata.
Per l’atleta degli Arcieri Montalcino una soddisfazione doppia, espressa con le sue dichiarazioni a caldo: “Sono davvero felice di aver ottenuto il pass per l’Italia. Ho tirato io le frecce ma è come se l’avessi fatto per tutto il mio Paese!”.
Purtroppo la stessa gioia non hanno potuto viverla le allieve: Aiko Rolando, Elisa Ester Coerezza e Karen Hervat non sono infatti riuscite a centrare l’obiettivo olimpico. Nel primo torneo Aiko Rolando vince 6-2 con Nanci Marcela Morales Enriquez (Gua) 6-2 ma viene sconfitta 7-3 dall’ucraina Zanna Naumova, mentre Elisa Ester Coerezza vince 6-0 con la romena Andrea Iliaca Fecioru ma perde 6-4 con la cinese Jiahu Yang.
Infine Karen Hervat si piega alla messicana Grecia Gonzalez 6-0. Nel secondo torneo di qualificazione Aiko Rolando perde 7-3 al secondo turno con l’iraniana Sogand Rahmani, perdendo così l’accesso tra le 16 che ottenevano la carta olimpica.
TRE MEDAGLIE SFIORATE – Per l’Italia, alle soddisfazioni portate dal titolo delle junior e dalla prestazione di Fabrizzi, fanno seguito le medaglie solo sfiorate in altre tre finali che potevano rendere la trasferta italiana a dir poco fantastica. Per l’Italia sono da mettere in conto infatti tre quarti posti che, per quanto amari ai fini del medagliere e per l’umore dei giovani che sono tornati a casa “solo” con la medaglia di legno, testimoniano comunque la qualità del lavoro del Settore Giovanile Fitarco che si conferma competitivo.
La squadra maschile Allievi Arco Olimpico formata da Federico Fabrizzi, Niccolò Lovo e Antonio Vozza chiude quarta dopo la sconfitta in finale 6-2 contro il Giappone. Stesso destino per le azzurre del compound Junior Erica Benzini, Sara Ret e Aurora Tozzi, battute dagli Stati Uniti 226-218. Per Sara Ret arriva un altro ottimo risultato, il quarto posto nell’individuale con lo stop all’ultimo atto contro la turca Gizem Elmaagacli 144-142.
Un oro storico, il pass per le Olimpiadi Giovanili al maschile e tre quarti posti, l’Italia dei giovani risponde “presente” all’appuntamento mondiale con grandi risultati e tanta esperienza messa in cascina tanto per gli junior, che dovranno apprestarsi al grande salto tra i senior, quanto per gli allievi, che devono confermare la loro crescita in ambito nazionale ed internazionale. Qualsiasi sia il bagaglio d’esperienza incamerato dai ragazzi sotto la guida di Stefano Carrer e dei coach Gianni Falzoni, Natalia Valeeva e Tiziano Xotti, da Rosario si torna con una certezza: l’Italia del tiro con l’arco ha un presente vincente e un futuro ancora da scrivere ma che lascia intravedere un’altra bella storia di successi. •
Italia-Brasile: il gemellaggio continua
L’amicizia tra Italia e Brasile è sempre più forte. Dopo l’arrivo di una delegazione di giovani arcieri carioca al raduno degli azzurrini al Palakosmos di Rovereto, la Federazione verdeoro ha ricambiato il favore prima dei Campionati Mondiali Giovanili di Rosario. Gli azzurrini, dal 25 al 29 settembre, sono stati ospiti del Centro Federale di Maricà, lo stesso che aveva ospitato la squadra Senior prima delle Olimpiadi di Rio 2016. Uno scambio di favori che ha permesso alla Nazionale Giovanile di abituarsi a fuso orario e condizioni climatiche prima della rassegna iridata, ma che, soprattutto, è stato interscambio culturale per due gruppi di giovani che hanno potuto stringere un rapporto forte di amicizia. Grazie a queste iniziative gli arcieri crescono tecnicamente e umanamente perché lo sport insegna a diventare grandi in tutti i sensi.
Natalia Valeeva al suo primo mondiale come coach
di Guido Lo Giudice
Non era un vero e proprio esordio internazionale nelle vesti di tecnico, visto che era già stata alla Youth Cup di Porec in luglio, ma quello di Rosario è stato il battesimo iridato da allenatrice per Natalia Valeeva, al seguito delle squadre ricurvo maschile, sia junior che allievi. Una nuova avventura che piace alla ex campionessa azzurra che di titoli mondiali di certo se ne intende, avendone vinti 10 in carriera tra gare individuali e a squadre, indoor e outdoor.
“Il clima nella squadra e tra lo staff è ottimo: mi sto trovando molto bene in questo ruolo. C’è uno scambio continuo tra me e Gianni Falzoni e anche con Stefano Carrer e gli altri coach. Io ho maturato delle esperienze sul campo che possono servire per trasmettere qualcosa ai ragazzi, ma loro hanno molta esperienza nell’allenare i giovani, quindi possiamo scambiarci informazioni, arricchirci e migliorare. Come mi comporto con i ragazzi? L’esperienza di una mamma in questi casi serve a qualcosa… Con i ragazzi ci vuole un po’ di dolcezza e anche un po’ di fermezza: ogni tanto li lascio più liberi di esprimersi, mentre quando si lavora per la squadra si deve pensare solo a quello. Insomma, bisogna trovare il giusto equilibrio”.
È arrivato un titolo iridato con le junior e i tuoi ragazzi hanno sfiorato il colpaccio. Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in questa trasferta?
“È stato bellissimo fare il tifo per le ragazze durante i match e la finale che è valsa l’oro. L’Italia non è stata solo la più forte sul campo: sicuramente lo è stata anche sugli spalti. In tutti gli scontri che abbiamo affrontato appena gli altri potevano si aggiungevano al gruppo e hanno incitato i compagni, dimostrando l’attaccamento al gruppo e alla maglia della Nazionale. Ognuno ha voluto dare il suo apporto e supporto alla squadra”.
Cosa hai detto agli allievi dopo la sconfitta con il Giappone nel match per il bronzo?
“L’affiatamento è stato ottimo e il bronzo è sfumato solo all’ultima freccia. Ho detto ai ragazzi che con soli sei mesi di lavoro abbiamo raggiunto questo risultato: con un anno intero di lavoro potremo fare ancora di più, quindi devono avere fiducia, perché il 4° posto resta comunque il miglior risultato di sempre. Sono molto soddisfatta per come si sono comportati”.
Che tipo di rapporto si è instaurato con i tuoi atleti?
“Io dico loro cosa provavo, cosa pensavo e come affrontavo le situazioni nelle quali si trovano anche loro e quando mi dicono ‘sì, funziona!’, per me è una grandissima soddisfazione stare dietro la linea di tiro, anche perché inizialmente pensavo che certe soluzioni funzionassero solo per me, non ero sicura che potessero servire anche ai ragazzi. Nel gestire questi rapporti l’esperienza con i miei figli mi ha aiutato a relazionarmi con loro. Devo dire che questo ruolo mi piace e mi gratifica molto sentire che le loro risposte ai miei input sono positive. Con il lavoro arriveremo lontano e ho già messo in chiaro alcune cose: per esempio faremo più attività fisica rispetto a quanto sono abituati a fare, facendogli vedere a cosa servono e che frutti possono dare certi esercizi. Ai ragazzi ho detto che devono essere più severi con loro stessi e affrontare di petto le paure o eventuali pigrizie: con questo atteggiamento potranno crescere come uomini e diventare grandi anche come atleti”.
La soddisfazione di Stefano Carrer
Le Junior sul tetto del mondo, Federico Fabrizzi che stacca il pass per le Olimpiadi Giovanili e una manciata di quarti posti rendono il Mondiale di Rosario un successo per l’Italia. Così la pensa il responsabile tecnico della Nazionale Giovanile Stefano Carrer: “È stata un’esperienza sicuramente positiva, impreziosita dall’oro della squadra femminile e dal pass maschile per le prossime Olimpiadi di Buenos Aires. Abbiamo centrato due grandi obiettivi, sono però in generale soddisfatto di quello che hanno dimostrato i ragazzi, tutti competitivi in ogni classe e divisione”.
L’analisi del Mondiale di Carrer non può che partire dallo storico oro di Tatiana Andreoli, Lucilla Boari e Vanessa Landi: “il progetto con queste ragazze è partito tanti anni fa, le abbiamo viste crescere e arrivare fino alla squadra senior. Un successo che parte da lontano, dal record europeo in Croazia e, anche se a livello individuale non hanno raggiunto risultati importanti, nella gara a squadre hanno compiuto una vera impresa non solo in finale, ma considerando tutto il percorso e il nome delle avversarie battute”.
Il secondo grande obiettivo lo ha portato a casa Federico Fabrizzi che ha conquisto la carta per Buenos Aires 2018: “il gruppo maschile è decisamente di alto livello, si sta ricreando la situazione che abbiamo avuto con le ragazze: lui ha disputato una gara straordinaria arrivando fino alle finali in un torneo che qualificava i migliori sedici al mondo. Peccato per le ragazze perché, soprattutto Aiko Rolando, aveva tirato molto bene in qualifica. Il pass per loro non è arrivato, ma non ci diamo per vinti e ci riproveremo agli Europei”.
La prossima estate i posti saranno solamente tre e non sarà per niente una passeggiata: “ci giocheremo tutto, lavoreremo in questi mesi per capire se portare alle frecce per la qualificazione le ragazze che hanno partecipato al Mondiale oppure se riusciremo a trovare delle alternative valide. Sarà una lunga marcia di avvicinamento per farci trovare pronti all’appuntamento”.







