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ROMA 2017: NELLA STORIA
di Guido Lo Giudice – Foto Insidefoto, Belli, Olivieri, Alberga

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Spalti pieni, tifo alle stelle, spettacolo in campo e nell’Archery Village. Allo Stadio dei Marmi, sfide di altissimo livello, in una cornice mai vista prima per una finale di Coppa del Mondo. Roma 2017 segna uno spartiacque per gli eventi del futuro. Unanime il plauso dei massimi dirigenti italiani e internazionali al Comitato Organizzatore

Sapevamo sarebbe stato un impegno difficilissimo da portare a termine nel migliore dei modi. E sapevamo che le aspettative riposte sull’organizzazione italiana per la 12ª edizione della finale di Coppa del Mondo erano davvero elevate, considerata la qualità degli eventi internazionali precedentemente ospitati nel Bel Paese.
Il 2 e 3 settembre a Roma e in Italia arrivava per la prima volta l’atto finale della Hyundai Archery World Cup e la Capitale, nonostante i numerosi problemi che hanno accompagnato la gestazione di questa manifestazione, inizialmente prevista presso i Fori Imperiali per lanciare la volata alla candidatura di Roma 2024, è riuscita in tempi stretti a trovare tutte le soluzioni alternative e utili per mettere in campo un evento che, ne siamo certi, rimarrà nella storia del tiro con l’arco e dello sport internazionale.
Grazie al fondamentale supporto del CONI e del CIP, con la costante supervisione della FITARCO, il Comitato Organizzatore “Roma 2017”, circondato da oltre 50 volontari sempre in prima fila per tenere alto il nome dell’Italia come fossero arcieri pronti a scoccare solo frecce decisive, ha saputo mettere in campo un’organizzazione che, in tutto e per tutto, è stata di livello olimpico.
A parlare ci sono d’altronde le immagini dello Stadio dei Marmi “Pietro Mennea”. Se in due giorni di gara, tra spalti per la prima volta coperti e Archery Village, si sono contate circa 5000 presenze, possiamo tranquillamente affermare che Roma 2017 ha saputo imporsi e superare a pieni voti questa sfida, ricevendo unanimi applausi dai massimi dirigenti di World Archery e dello sport italiano, dagli spettatori presenti e da chi ha lavorato dietro le quinte.
Il Comitato Organizzatore ha così fatto calare il sipario sullo Stadio dei Marmi con la consapevolezza che difficilmente si sarebbe potuto fare di più. Il Presidente del COL Sante Spigarelli, il Vicepresidente Paolo Poddighe, il venue manager Stefano Tombesi, il transport manager Giovanni Bonanni, il tesoriere e responsabile dei volontari Vittorio Polidori, con un lavoro coordinato dal general manager Ardingo Scarzella, sono riusciti a circondarsi di un personale in grado di superare ogni difficoltà, a partire dalla segreteria interamente sorretta dall’efficientissima dipendente federale Carla Baraccani. Grazie all’impegno del nuovo Segretario Generale Marcello Tolu e alla disponibilità degli altri dipendenti FITARCO e dei volontari, ognuno ha dato il suo contributo affinché questa competizione sportiva diventasse un grande evento internazionale dal quale gli organizzatori delle prossime edizioni potranno solo cogliere spunti ed esempi pratici per riuscire nel difficile intento di mantenere così alto il livello della Hyundai Archery World Cup Final.
Il gioco di squadra paga sempre e l’impegno messo in campo senza se e senza ma da parte di ogni componente di questo gruppo di lavoro ha portato a Roma e all’Italia una vetrina eccellente per il nostro sport. Insomma, il tiro con l’arco piace agli italiani e può riempire gli stadi, anche se alla fine delle gare il risultato agonistico è stato solo sfiorato dai nostri atleti, facendoci mancare l’ennesima ciliegina su una torta già di per sé succulenta. Va detto però che la mancanza di un acuto azzurro nelle finali non ci fa uscire ridimensionati da questa esperienza: il 2-3 settembre i nostri arcieri, molti dei quali ancora giovanissimi, hanno potuto mettere a frutto un’esperienza che servirà, eccome, in vista del percorso che stanno intraprendendo, quel cammino che li deve portare fino ai Giochi di Tokyo 2020.
E quando agli applausi per i migliori specialisti del mondo si è aggiunto un vero e proprio boato dedicato ai nostri beniamini, tutti hanno capito fino in fondo cosa significhi indossare la maglia della Nazionale, rappresentare una Nazione e combattere per un obiettivo comune.
Per questo, archiviata l’indimenticabile due giorni dello Stadio di Marmi, quegli applausi che abbiamo sentito arrivare dagli spalti, li rivolgiamo a tutto il popolo del tiro con l’arco italiano, che spinto dalla sua passione, cerca sempre il modo giusto per piazzare la sua freccia al centro del bersaglio. E, guardandoci dietro, possiamo affermare con certezza e senza timore di smentita che grazie a un grande lavoro di gruppo “Roma ha vinto!”

LA COMPETIZIONE

Le sfide del Compound
Quarti di Finale – Questi i risultati del primo turno eliminatorio: Sara Lopez (Col) vincente su Chen Yi-Hsuan (Tpe) 146-141, Yesim Bostan (Tur) supera Sarah Prieels (Bel) 143-139; Tanja Jensen (Den) batte Andrea Marcos (Esp) 147-146. Il match che vedeva la rivincita della finale dello scorso anno a Odense tra l’azzurra Marcella Tonioli e la prima del ranking di World Cup Sarah Sonnichsen (Den) è stato il più combattuto. Se lo scorso anno l’atleta degli Arcieri Montalcino era riuscita vincere il trofeo dopo lo spareggio per soli due millimetri, al termine della misurazione del giudice di bersaglio, questa volta il match, giunto in parità all’ultima freccia, ha visto prevalere l’atleta danese per 1 punto: 141-142.
Queste le dichiarazioni dell’azzurra Marcella Tonioli dopo la sconfitta: “Peccato perdere di un solo punto, ovviamente fa male. Adesso con Sarah siamo 1-1, spero di potermi giocare la bella l’anno prossimo. Avevo recuperato bene e nella fase centrale ho tirato al meglio, poi però è arrivato qualche 9 di troppo. Non sono riuscita a tenere al massimo la concentrazione. Tirare qui a Roma in questo stadio è stata davvero una splendida emozione”.
La felicità della Sonnichsen svanisce in semifinale, dove affronta nel derby danese Tanja Jensen: questa volta si arriva allo shoot-off dopo il 144-144 ed è quest’ultima ad avere la meglio. Anche sull’altro lato del tabellone la semifinale finisce allo spareggio. Ad avere la meglio è Sara Lopez (Col) che batte Yesim Bostan (Tur) 10-9 dopo il 145-145. L’atleta turca si rifà nella finale per il bronzo, battendo Sara Sonnichsen 143-142.
C’è poca storia invece nella finalissima che assegna la Coppa del Mondo 2017 alla colombiana Sara Lopez, vincente su Tanja Jensen (Den) 145-138. Per l’arciera sudamericana l’ennesimo suggello in carriera, dopo aver subito solo 2 sconfitte in 20 scontri diretti di Coppa e la miglior media punti della stagione di tutte le finaliste con 9,74.
La gara Mixed Team – In chiusura di mattinata si è svolta la sfida a squadre miste compound, un match secco tra la squadra del Paese ospitante e il duo con la migliore posizione in ranking di World Cup, la Danimarca con Stephan Hansen e Sarah Sonnichsen. In gara per l’Italia il duo delle Fiamme Azzurre con il vicecampione paralimpico a Rio 2016 Alberto Simonelli, in questa stagione titolare in tutte le trasferte della Nazionale FITARCO, e da Irene Franchini. I due italiani cominciano male e compromettono subito il match dopo la prima volée, sotto di 3 punti e non riescono più a recuperare chiudendo 146-155.
Queste le parole all’unisono del duo delle Fiamme Azzurre: “Onore alla Danimarca, hanno tirato benissimo. peccato perché siamo stati un po’ sfortunati col vento, in due o tre circostanze ci ha penalizzato. Lavoreremo per migliorare ancora, intanto però tirare in una location così è stata davvero una bella emozione”.
Nel pomeriggio spazio alle sfide del compound maschile, che hanno portato alcune sorprese, come la sconfitta ai quarti di “Mr. Perfect” Mike Schloesser (Ned) superato dal turco Demir Elmaagacli vincente 145-140 e diverse conferme. Braden Gellenthien (Usa) vince con Pierre-Julien Deloche (Fra) 146-144 e Steve Anderson (Usa) affonda Andreas Darum (Den) 142-139. Ma il match più difficile capita all’azzurro Federico Pagnoni che affronta il giovane iridato e 1° in ranking Stephan Hansen (Den). L’atleta danese chiude il match con tutti 10 e un solo 9, non dando scampo all’atleta degli Arcieri Montalcino, col risultato conclusivo di 143-149.
Hansen supera anche la semifinale battendo il turco Elmaagacli 147-140, mentre nella sfida targata USA tra Anderson e Gellenthien la spunta quest’ultimo per un solo punto: 147-146. Steve Anderson, alla sua prima finale di Coppa del Mondo, si porta a casa un bel bronzo, battendo di misura Elmaagacli (Tur) 143-142.
La finalissima tra i due migliori compoundisti del momento premia il più esperto Braden Gellenthien (Usa) che lascia l’argento a Stephan Hansen (Den) vincendo 148-145.
Per lo statunitense era la sesta finale in carriera, con un palmarès di 4 argenti (due finali perse contro Sergio Pagni) e un oro, cui si aggiunge quello conquistato nella Capitale. “Abbiamo gareggiato in una location suggestiva e bellissima – ha detto il campione a stelle e strisce – Vincere in questo luogo ti dà ancora più soddisfazione”.

Le sfide dell’Arco Olimpico
La mattina di domenica, con tribune gremite e tifo alle stelle, il via alle gare dell’arco olimpico femminile. La plurimedagliata olimpica Ki Bo Bae ha scritto un’altra pagina di storia dell’arcieria. È lei a vincere la Coppa del Mondo 2017, confermandosi dopo l’oro ottenuto lo scorso anno a Odense e la vittoria del 2012 a Tokyo, cui si aggiunge il bronzo del 2010 a Edimburgo. La fuoriclasse sud coreana ha battuto in finale la russa Ksenia Perova 7-1 dopo aver battuto nel derby casalingo la campionessa olimpica in carica Chang Hye Jin 6-4.
Quest’ultima si è aggiudicata il bronzo battendo nella finalina l’atleta di Taipei Tan Ya-Ting 7-3. Proprio Chang Hye Jin, prima del ranking di World Cup, aveva eliminato ai quarti di finale la giovane azzurra Lucilla Boari che, nonostante l’esordio olimpico da junior a Rio de Janeiro ha cercato di rimanere in gara fino alla fine, ma è poi stata tradita dall’emozione, andando a chiudere il match 3-7. Le altre sfide dei quarti avevano visto la vittoria di Ki Bo Bae sulla spagnola Alejandra Valencia per 6-5, dopo lo spareggio (10-9), mentre l’atleta di Taipei Tan Ya-Ting aveva superato l’indiana Deepika Kumari 6-0 e la russa Ksenia Perova aveva vinto sull’altra iberica, Alicia Marin, per 6-4.
Finale ricurvo Mixed Team – Sud Corea giustiziera dell’Italia anche nella finale dedicata al misto che, a partire da Tokyo 2020, è la nuova gara entrata nel programma del tiro con l’arco ai Giochi Olimpici che si aggiungerà al concorso individuale e a squadre maschile e femminile. Il duo composto dall’olimpionico Mauro Nespoli e dalla giovane promessa Vanessa Landi ha provato a vendere cara la pelle e proprio quando c’era la possibilità di tenere aperto il match e portarlo allo spareggio, l’emozione del grande palcoscenico ha tradito la Landi e i sudcoreani Chang Hye Jin e Kim Woojin hanno potuto chiudere il match 5-1 lasciando l’argento agli azzurri.
Non tradiscono le attese nemmeno nel pomeriggio gli arcieri sudcoreani, che a Roma hanno fatto, come spesso capita loro, incetta di medaglie. Non arriva quindi la “manita” da parte dello statunitense Brady Ellison, che dopo 4 vittorie, voleva migliorare il suo record di ori nelle finali di World Cup.
Il campione a stelle e strisce è costretto a piegarsi in finale contro il recordman mondiale Kim Woojin, vincente 6-0 con un percorso che segna nello score 29-29-30, contro il 27-27-27 di Ellison.
Il bronzo va al compagno di squadra Im Dong Hyun che batte con un altro 6-0 l’olandese Steve Wijler. Risultato che si è purtroppo verificato anche ai quarti di finale che hanno visto affrontare l’a-tleta di casa David Pasqualucci con il vincitore del trofeo. Il boato del pubblico per l’aviere di Genzano non si era mai sentito dentro uno stadio del tiro con l’arco. Il match però non ha avuto storia. Kim Woojin non ha tirato su medie stratosferiche, forse anche per un vento non facile da gestire. Ma non c’è riuscito nemmeno Pasqualucci, che si vede costretto a far avanzare l’avversario vincente 6-0 con i seguenti parziali: 28-27-29, contro il 24-26-25 dell’azzurro.
Le parole a caldo di David Pasqualucci, l’acclamato atleta di casa, dopo l’uscita dal campo: “Un pubblico del genere è stato bellissimo averlo attorno. Mi dispiace di non aver fatto la prestazione che tutti si aspettavano. Sia io che il mio avversario non abbiamo tirato al massimo delle nostre possibilità, ma per me è stata un’esperienza importante che mi farà crescere ulteriormente. La location di gara è stata spettacolare e mi auguro che questa competizione abbia fatto conoscere un po’ di più il nostro sport. Spero di vedere ancora in giro per il mondo così tanta gente a tifare”. •

 

 

 

 

 

 

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risultati

Numeri record di Guido Lo Giudice

La 12ª edizione della Hyundai Archery World Cup Final – Roma 2017 ha ottenuto un successo senza precedenti. È stata un’edizione record quella organizzata allo Stadio dei Marmi “Pietro Mennea”.
Non era facile riempire gli spalti con biglietti a pagamento (15 euro la singola sessione di gara, 25 euro per l’intera giornata) e invece il botteghino ha detto che gli sportivi italiani, di fronte ad allestimenti di primo livello e con in campo i grandi campioni abituati a calcare i palcoscenici olimpici e mondiali, sono stati ricettivi e pronti a godersi uno spettacolo sportivo che non fosse necessariamente legato al calcio.
Le tribune, per la prima volta in una gara di tiro con l’arco, erano entrambe coperte e contavano poco più di 1500 posti a sedere e, nei due giorni della competizione, nelle complessive 4 sessioni di gara, si sono contati quasi 5000 spettatori considerando gli avventori che hanno visitato l’Archery Village.
Oltre 400 gli accreditati di vario genere. D’altronde in gara erano presenti tutti e 4 i campioni uscenti della finale dello scorso anno a Odense (Den), 8 medagliati olimpici, campioni mondiali e continentali sia per il ricurvo che per il compound.
Per quanto riguarda gli arbitri, erano 4 i giudici di gara internazionali con l’italiano Andrea Bortot, lo scorso anno impegnato ad arbitrare ai Giochi Olimpici di Rio 2016, nel ruolo di direttore dei tiri.
Archery Village – Allo Stadio dei Marmi Sono state impiegate 40 persone dedicate all’intrattenimento, tra giochi per il pubblico nell’Archery Village (che contava nel complesso 13 spazi espositivi di vario genere), le coreografie delle majorette che hanno allietato le pause tra una gara e l’altra sul campo di gara, così come quelle inscenate dal Gruppo Storico Romano che, con i suoi figuranti, ha anche accompagnato sul campo di gara tutti gli arcieri che salivano sulla linea di tiro.
Oltre 20 le ditte che hanno collaborato per gli allestimenti e i servizi, con 12 giorni di lavoro per il montaggio di uno “stadio nello stadio” che rimarrà nella storia delle gare arcieristiche. A questi naturalmente vanno aggiunti i giorni necessari per smantellare la struttura.
I volontari che hanno lavorato alacremente per rendere la manifestazione di livello internazionale erano 55, provenienti non solo da Roma e dal Lazio, ma anche da Emilia Romagna, Lombardia, Molise, Abruzzo, Piemonte fino a personale giunto dalla Svizzera e anche uno dal Brasile.
Atleti e staff – Sono stati distribuiti a pranzo oltre 700 pasti e 2000 bottiglie d’acqua. Cui si aggiungono i 500 pernotti per atleti e staff presso l’Ergife Palace Hotel e altri 250 pernotti per i volontari presso una struttura messa a disposizione dalla Polizia Penitenziaria. I membri dello staff World Archery per la gestione della competizione erano 34, coadiuvati naturalmente dal gruppo di lavoro messo a disposizione dal Comitato Organizzatore.
Logistica – La logistica ha visto protagonista l’ottimo lavoro della Polizia Penitenziaria – Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, che ha organizzato l’accoglienza all’aeroporto Leonardo Da Vinci con un desk dedicato, tutti i trasporti, la sicurezza sul campo di gara e il cerimoniale. I mezzi utilizzati per la manifestazione sono stati complessivamente 17, la maggior parte messi a disposizione dalla Polizia Penitenziaria. Nel particolare, sono stati impiegati 7 bus da 55 posti, 1 bus da 40 posti, 3 minibus da 19 posti, una autovettura per passeggeri, 2 autovetture radiomobile, 2 motocicli radiomobile e 2 autovetture messe a disposizione dalla Hyundai, title sponsor della World Cup. Tra i mezzi utilizzati, anche 2 bus dell’Esercito Italiano e 2 dell’Aeronautica Militare.
Media – Per quanto riguarda i media, 25 i fotografi e 26 i giornalisti accreditati, sia dall’Italia che dall’estero. La gara è stata trasmessa in televisione e sul web in diretta da Rai Sport, prodotta in differita da Eurosport. In pratica in tutti e cinque i continenti sono state trasmesse immagini della competizione, che è andata in onda in live streaming in HD sul canale youtube di World Archery.
I video della competizione sono circolati in ambito internazionale. Tutte le principali agenzie li hanno diramati: Eurovision, Asiavision, SNTV e Reuters. I titolari dei diritti ricevuti in diretta hanno trasmesso l’evento: NBC negli USA, SBS in Corea del Sud, ERSP, NTV Turchia e OCS in Spagna oltre che naturalmente RAI in Italia. La maggior parte delle stazioni televisive non titolari dei diritti hanno trasmesso gli highlights della competizione riprese dalle agenzie e, tra tutte le Tv e la copertura di Eurosport, World Archery ha contato 54 Paesi europei raggiunti.
Nello specifico, grazie a Fox Asia le immagini della competizione hanno raggiunto ben 27 Paesi; in America, con Fox Sport International vanno considerati 23 Paesi tra America del sud e centrale, cui si aggiungono gli USA; in Africa c’è stata invece la copertura di ben 16 Paesi del sub Sahara e, per completare l’opera, la Finale di Roma è arrivata anche nell’emisfero australe in Australia e Nuova Zelanda.
Insomma, numeri che fanno capire il perché delle dichiarazioni di grande soddisfazione da parte di tutte le autorità presenti allo Stadio dei Marmi… •

LE PAROLE DEI COACH
Wietse van Alten: “per i ragazzi un’esperienza straordinaria”
“Andate e divertitevi perché una cosa del genere potrebbe non capitarvi più”, con queste parole il Responsabile Tecnico della Nazionale Olimpica Wietse van Alten ha catechizzato i suoi ragazzi prima di scendere sulla linea di tiro di Roma. La Finale di World Cup non è stata una questione di risultato a ogni costo anche perché “noi abbiamo centrato il lavoro per la quarta tappa di Berlino, poi abbiamo allentato i carichi per arrivare in forma perfetta ai Mondiali di ottobre – spiega van Alten – gli arcieri si sono trovati in mezzo a questa grande competizione e quindi era giusto cercare di mantenerli tranquilli”.
Andate e divertitevi perché tirare davanti a migliaia di persone in casa propria contro i migliori del mondo davvero potrebbe non capitare mai più in carriera. Il preambolo è servito perché a fine gara il CT ammette: “è stata una esperienza bellissima con tanti tifosi italiani, sicuramente servirà ai ragazzi in vista dei prossimi Mondiali di Città del Messico”.
Il livello della competizione è stato altissimo e, ripete Van Alten: “noi siamo arrivati in fase di scarico perché il vero obiettivo sono le gare di ottobre, però i ragazzi hanno tirato bene e questo gli servirà per riprendere il lavoro di preparazione con la giusta carica. A Roma dovevano tirare al top contro il meglio del mondo, sarebbe stato difficile già in condizioni di forma perfette, però io sono soddisfatto e questa finale di Coppa del Mondo a Roma è stata bellissima”.

Flavio Valesella: “da Roma indicazioni importanti per il futuro”
Entri in un vero e proprio stadio, sei l’arciere di casa, il boato sale altissimo e ti emozioni, perché una cosa del genere non ti era mai successa e forse non è mai successa proprio a nessun arciere. L’analisi sul compound azzurro del coach Flavio Valesella parte più dall’emozione che dalla tecnica: “per i ragazzi è stata un’esperienza molto positiva, ci ha indicato su cosa lavorare per il futuro perché tutti e quattro mi hanno parlato più della gestione della gara che della parte tecnica”. L’emozione più del vento “che ha comunque giocato un brutto scherzo a Marcella Tonioli, e anche ad Hansen” dice Valesella.
Il tecnico della Nazionale passa poi al bilancio delle singole prestazioni: “Marcella è mancata nel momento clou, quando hai quaranta secondi per tirare può arrivare il vento a cambiare le cose e così è stato. Per Federico Pagnoni la gara è stata ottima, ha tenuto testa ad un campione del calibro di Hansen, nonostante abbia pagato l’emozione di questo campo e di questo tifo, me lo ha anche detto a fine gara. Qualcosa di assolutamente accettabile per un ragazzo giovane che ha grandi margini di crescita.” .

Hyundai Archery World Cup Final – Rome 2017 Un evento WORLD ARCHERY organizzato da “ROMA 2017”, FITARCO, CONI, CIP

COMITATO ORGANIZZATORE “ROMA 2017” – Sante Spigarelli (Presidente), Paolo Poddighe (Vicepresidente), Stefano Tombesi (Venue Manager), Vittorio Polidori (Direttore del Personale – Tesoriere), Giovanni Bonanni (Transport Manager).
COMITATO ESECUTIVO “ROMA 2017” – Direttore Generale: Avv. Ardingo Scarzella; Venue Manager: Stefano Tombesi; Transport Manager: Giovanni Bonanni; Direzione del Personale: Vittorio Polidori; Segreteria: Carla Baraccani; Rapporti Internazionali: Alessandra Colasante; VIP Services: Maurizio Belli. Responsabile intrattenimento: Pierluigi Maria Cartoni.
ORGANIZZAZIONE SPAZIO ESPOSITIVO – Barbara Monti, Lucilla Muciaccia.
COMUNICAZIONE – Guido Lo Giudice (Responsabile), Federico Pasquali, Michele Corti, Matteo Oneto, Ferdinando Aruffo, Maurizio Sciarra, Flavio Taddia, Ferruccio Berti; Social Media: YAK Agency; Servizi Fotografici: Inside Foto – Agenzia Fotogiornalistica; Studio Grafico e Web: Pant1 – Creative Designe Lab; Service Video: Ave Media Solutions; Traduzioni: Natalia Salukvadze.
PATROCINI – Ministero dello Sport, Regione Lazio, Roma Capitale.
LOGISTICA – Corpo di Polizia Penitenziaria – Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre.
MEDIA PARTNER COL – Rai.
SPONSOR WORLD ARCHERY – Hyundai, Fila, Longines, Sportoto.
SPONSOR COMITATO ORGANIZZATORE – Aviesse, Relax Drink, Fivics, Elivanes, Disport, Arco Sport Spigarelli, Epson, Monni Premiazioni, Top87.
PARTNER – Coni Servizi, Parco Sportivo del Foro Italico, IUSM, Gruppo Storico Romano, FITAST.
FORNITORI – APA, All Service, Aerostand, Azienda Agricola Rino, Clarin Italia, Dao, Ergife Palace, Gastrodomus, Inteproject Event, Pc Net Service, Nsa, Sebach, Sport Management International, Tecnifor, Ticketone.

Un ringraziamento particolare agli oltre 50 volontari e ai dipendenti FITARCO per il loro fondamentale supporto, per la loro efficienza e disponibilità. Se la finale di “Roma 2017” rimarrà nella storia come uno dei migliori eventi arcieristici al mondo il merito è soprattutto vostro!

Sante Spigarelli – “Dopo il cinquantesimo Campionato Italiano e la Youth Cup, Roma ha ospitato il secondo evento arcieristico per importanza dopo le Olimpiadi e si è dimostrata assolutamente all’altezza del compito e io non posso che essere orgoglioso di quello che è stato fatto. Ho sentito tantissimi complimenti da parte di autorità e atleti, da parte mia non posso che fare un plauso e ringraziare tutto il Comitato Organizzatore che mi è stato al fianco durante la preparazione dell’evento”.

Paolo Poddighe – “è stato un grande spettacolo e non possiamo che ringraziare il Comitato Organizzatore e tutta la Fitarco che ancora una volta ha dimostrato competenze e compattezza. Tutti sono rimasti affascinati dalla location e poi lo spettacolo in gara è stato di altissimo livello, insomma Roma è stata la conclusione perfetta della stagione di Coppa del Mondo per tutti quei campioni che si sono guadagnati la qualificazione durante le quattro tappe precedenti”.

Stefano Tombesi – “L’allestimento del campo di gara è stato preparato fin dal 15 agosto. Abbiamo studiato la soluzione migliore e poi lo abbiamo costruito mettendo in campo 150 operai che hanno lavorato giorno e notte. Penso che questo sia stato il campo più bello mai organizzato per una gara di tiro con l’arco. Lo Stadio dei Marmi ha uno sfondo unico con le sue 64 statue e noi abbiamo voluto creare al suo interno un’arena che potesse far vivere a tutti lo spettacolo nel modo migliore. Posso dire senza falsa modestia che anche questa volta l’Italia si è distinta, ora toccherà agli altri Paesi costruire eventi sempre migliori per far continuare a crescere questo sport”.

Giovanni Bonanni – “Come corpo di Polizia Penitenziaria ci siamo impegnati nel garantire i trasporti in una città non facile come Roma. Abbiamo messo a disposizione 20 mezzi tra cui 8 pullman, 2 radiomobili, 2 motociclette e poi tutti gli uomini che servono per un evento così grande. La nostra collaborazione con la Fitarco è ormai datata, ci siamo schierati insieme alla Federazione fin dal Mondiale del 2011 a Torino e da quel giorno abbiamo collaborato a tutti gli eventi internazionali e continueremo a farlo. Tra tutti i complimenti che ci sono stati fatti i più emozionanti per me sono stati quelli di Luca Pancalli”.

Vittorio Polidori – “Le Finali di Roma sono state un successo perché abbiamo lavorato di squadra facendo capire a tutte le persone che hanno lavorato qui allo Stadio dei Mami quanto questo evento fosse importante per l’arco italiano. Abbiamo messo sul campo cinquanta volontari affiancandoli alle trenta persone dello staff World Archery facendo qualcosa che in Italia non si era mai visto. La creazione del Museo è stata un’idea utile per far conoscere il nostro mondo e la nostra storia anche a chi non è un conoscitore di questo sport”.

Ardingo Scarzella – “Come ci si sente alla fine di tutto? Onestamente stanco ma felice. Un sapore agrodolce potrei persino dire. È una sensazione che chi ha lavorato in eventi simili capisce benissimo. Prima dell’evento è tutto un susseguirsi di dubbi e paure. Il livello raggiunto è ormai talmente alto che davvero nulla di quello che appare al pubblico o alla TV può avere una minima sbavatura. E quindi ansie, timori, dubbi la fanno da padrone subito prima della gara. Soprattutto quando come a Roma si è rischiato davvero tanto, introducendo tante novità, forzando fino al limite accordi e protocolli imposti e a volte bluffando persino per creare qualcosa di unico.
Poi in quei due/tre giorni si unisce la frenesia, quel misto di paura-eccitazione mentre vedi che tutto va benissimo e non puoi assolutamente accettare che un intoppo rovini una tela meravigliosa. Onestamente? Non vedi l’ora che sia tutto finito. Poi arriva il lunedì: il telefono che squillava cinque volte al minuto tace, tutti quelli che correvano attorno a te adesso camminano piano piano, le cose tanto faticosamente costruite sembrano smantellarsi da sole, una sorta di quiete dopo la tempesta. E allora quella voglia che sia tutto finito scompare e ti chiedi solo: a quando la prossima?
Certo ci sono ormai passato tante di quelle volte che dovrei esserci abituato, ma quello che lega chi ha lavorato per così tanto tempo e l’evento che vede nascere e svilupparsi è una sorta di amore tra padre-figlio. Una tempesta di emozioni: a volte ti arrabbi per una marachella – un ospite dimenticato in aeroporto per mezz’ora – ma poi ti si allarga il cuore per un bel voto a scuola: il Presidente Erdner che parla del miglior evento della storia del Tiro con l’Arco. Dopo i Mondiali di Torino mi ero ripromesso ‘mai più’. Adesso la domanda dovresti conoscerla: la prossima quando?” •

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