storia e culturaORIONE IL GIGANTE TRAFITTO DALLE FRECCEAndrea Cionci

storia e cultura
ORIONE IL GIGANTE TRAFITTO DALLE FRECCE
di Andrea Cionci

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Da sempre gli esseri umani hanno collocato in cielo i propri sogni, le proprie aspirazioni, i propri miti e le proprie leggende collegando le stelle del cielo con linee immaginarie e intravedendovi animali, personaggi mitologici o divini, oggetti o persone che facevano parte del loro quotidiano o delle loro tradizioni. Per quanto questo sia avvenuto in ogni paese del mondo, oggi le costellazioni riconosciute sono quelle stabilite dagli antichi Greci.
Anche tante storie di arco e frecce, che hanno accompagnato l’uomo fin dalla preistoria, sono tracciate fra le stelle. Tra le tante costellazioni che si possono ammirare, quella del gigante Orione (in latino Orion, Orionis) è sicuramente una delle più belle e facilmente distinguibili alle nostre latitudini nel periodo invernale. Essa può essere vista da qualsiasi posizione della terra eccetto i due poli.
La costellazione è infatti ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte nel periodo invernale. La sua particolare posizione rende questa costellazione un buon mezzo di orientamento; seguendo infatti una linea immaginaria avente come punto di inizio la stella centrale della cintura (Alnilam) e passante al centro della testa (Meissa), si arriva ad individuare la Stella Polare.
Secondo la mitologia greca, Orione era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, figlia di Minosse, re di Creta. Si narra che sull’isola di Chio, una notte, corteggiò Merope, figlia del re Enopio, che irato per l’affronto, lo fece accecare ed esiliare. Orione si rifugiò sull’isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole; lì grazie ad Eos, l’Aurora, riacquistò la vista e prese in moglie la dea. Altri invece narrano che Orione ricevette degli occhi costruiti dal dio del fuoco Efesto, impietosito dalla triste storia. Per la gioia procurata del regalo, iniziò a cacciare per lungo tempo senza mai fermarsi, e senza accorgersene arrivò fino alla dimora di Eos e se ne innamorò perdutamente.
Cacciatore dagli occhi celesti, usciva di notte accompagnato dal suo fedele segugio, Sirio, in cerca di prede. La dea Artemide, che con lui condivideva molte battute di caccia, se ne invaghì perdutamente e, nonostante fosse famosa per la sua sacra castità, gli fece delle esplicite offerte. Orione declinò i ripetuti inviti con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, alla quale era eternamente grato per aver riacquistato la vista.
Inizialmente Artemide si mise l’animo in pace, ammirando, anzi, la fedeltà dell’uomo. Quando però la dea, successivamente, scoprì che Orione si era innamorato delle Pleiadi, le sette figlie di Atlante, e che aveva cominciato a molestarle, fu accecata dall’ira e, per vendicare l’intollerabile affronto, subito inviò un suo fedele servo, lo Scorpione; la bestia si intrufolò nella capanna del cacciatore durante la notte e ne attese il ritorno fino all’alba. Il mostro continuò a rimanere nascosto fino a quando il nostro eroe ed il suo fido compagno non presero sonno, stanchi dall’intensa battuta di caccia, e sferrò l’attacco con il suo pungiglione avvelenato, prima su Orione e poi su Sirio che si era svegliato ed aveva tentato di difendere il suo padrone.
Quando Zeus scoprì cosa era successo si adirò molto, e dall’alto dell’Olimpo fulminò con una folgore lo scorpione. Infine decise di far ascendere al cielo tutti i protagonisti della vicenda e, da allora, la costellazione di Orione splende nell’Emisfero Boreale mentre affronta la carica del Toro. Non tanto lontano da lì, splende il Cane Maggiore (con la stella Sirio, che è la più lucente dell’Emisfero Boreale). La costellazione dello Scorpione, invece, sorge esattamente quando quella di Orione tramonta, affinché il terribile mostro non possa più insidiare il grande cacciatore.
Un’altra versione narra della morte di Orione per mano di Artemide: una mattina la dea passeggiava lungo la riva del mare, in attesa che Orione la raggiungesse per una nuova battuta di caccia. Era armata di arco e la sua faretra era piena di frecce d’argento. Mentre passeggiava, suo fratello Apollo le si affiancò sorridente, in silenzio, armato anch’esso con arco e frecce. Apollo era contrariato dall’amore che sua sorella Diana provava per il mortale Orione, forse perché quell’amore distraeva Diana dai suoi doveri, forse per semplice gelosia. Quindi le tese un tranello, sfidandola a colpire un bersaglio mobile che in lontananza era appena visibile tra le onde del mare. Diana accettò quella sfida e scoccò una sola freccia che colpì in pieno il bersaglio. Mentre esultava per la sua abilità si accorse che il fratello Apollo non sorrideva più e, mentre il bersaglio si avvicinava a riva sospinto dalle onde, nel cuore di Diana cresceva un’ansia profonda. Quel corpo era di Orione che, trafitto alle tempie dalla freccia d’argento di Diana, giaceva sulla riva come fosse di marmo. Alla sua vista, Diana pianse disperatamente mentre Sirio, il cane fedele, ululava nel vento. Giove ebbe pietà di quel dolore e accolse Orione e Sirio in cielo tra le splendenti costellazioni. Da allora, Diana si allieta guardando Orione, il bel cacciatore che va per il cielo in cerca di favolose fiere, mentre Sirio, il suo cane fedele, lo segue traverso i campi blu profondo punteggiati di stelle. •

Sagittario, il centauro arciere

Tra lo Scorpione e il Capricorno, in piena Via Lattea, costituita da un gruppo di stelle disposte in trapezio e avente da una parte una fila di stelle in linea curva, imitanti un arco, si trova la costellazione del Sagittario.
In astrologia, è il nono segno dello zodiaco, che domina il periodo compreso tra il 22 novembre e il 21 dicembre. Emblema del segno è un centauro, un essere metà uomo e metà cavallo che imbraccia un arco teso. Esso indica il dualismo di questo segno, dotato di una parte umana e razionale e di una istintiva e violenta.
Secondo la tradizione astrologica, le persone nate sotto questo segno sono intelligenti, socievoli, trascinatrici e ottimi lavoratori. L’estroversione è un’altra caratteristica, così come l’impulsività e la fiducia nell’ambiente circostante. Può avere molte qualità, sa distinguersi come pioniere e avventuriero, ma tende in alcuni casi alla distrazione.
Nell’emisfero boreale il Sagittario è una figura caratteristica delle notti d’estate: appare piuttosto bassa sull’orizzonte meridionale e può essere osservata nel cielo serale senza difficoltà solo nel periodo compreso fra giugno e settembre; nell’emisfero australe è invece una figura caratteristica e dominante nei cieli invernali e si presenta allo zenit anche nelle regioni temperate medie, oltre che in quelle tropicali, a causa della sua estensione a sud dell’eclittica.
Il mito greco associa il Sagittario con la figura del cacciatore Crotus, un centauro, metà uomo e metà cavallo, figlio del dio Pan e di Eufeme, nutrice delle Muse.
Suo padre, Pan, era il dio dei pastori e degli abitanti delle campagne, per alcuni era figlio di Mercurio e della ninfa Driope, per altri di Giove e di Callisto o di Mercurio e di Penelope. Pan fu allevato da una ninfa dell’Arcadia. Si dice che Pan appena nato fosse così brutto a vedersi, munito di corna, di barba e di piedi caprini, che la madre fuggì atterrita, ma il padre lo portò sull’Olimpo, dove fu chiamato Pan perché il suo strano aspetto aveva rallegrato tutti gli dèi. Altri ancora vogliono che Pan fosse figlio di Crono e di Rea o di Zeus e di Ibris, benché questa sia la versione più improbabile.
Abitava nei boschi e sulle montagne scoscese e spaventava le ninfe. Inventò il flauto a sette canne, chiamato siringa, dal nome di una ninfa di cui si era innamorato e che fu trasformata in canna. Accompagnò Bacco nelle Indie ed ebbe molti templi in Grecia e a Roma. Furono proprio i romani a chiamarlo Fauno o Silvano e le feste a lui dedicate erano le Lupercali. Durante queste feste si sacrificavano in suo onore sul Palatino due capre bianche e un cane.
Crotus, invece, abitava con le muse, era un ottimo arciere e, quando queste chiesero a Zeus di metterlo in cielo, egli lo volle raffigurare nell’atto di scoccare una freccia.
Erroneamente il Sagittario è stato a volte identificato con il Centauro Chirone, anche se questi viene già raffigurato nella costellazione del Centauro. Inoltre, il Sagittario viene generalmente disegnato con un arco teso tra le mani nell’atto di far scoccare la freccia e questo particolare non è molto coerente con la figura di Chirone, famoso per la saggezza e la sapienza e inventore della medicina.
Il Sagittario è il segno degli esploratori, dei filosofi, dei missionari e degli insegnanti.
Queste persone, in nome della loro fede, cercano di superare i loro limiti, partendo alla ricerca di qualcosa di più di quanto hanno e prodigandosi nell’insegnare le loro verità agli altri. Il Sagittario deve integrare le intuizioni profonde della sua parte umana con la passionalità e l’istinto della sua parte animale, in una continua ricerca di spiritualità che gli consenta di trascendere il senso di mortalità.
AC

La piccola costellazione della Freccia

Per i Greci, questa costellazione era anche più piccola dell’attuale. A dispetto della dimensione modesta, è un gruppo caratteristico e ben conosciuto sin dall’antichità.
Gli autori antichi, sia ebrei, persiani e classici, la descrissero come una freccia, raffigurandola in volo da Ovest verso Est o viceversa a seconda dell’episodio mitologico a cui la legavano. Il principale riferimento è comunque alla storia di Ercole che, durante la sua Undicesima Fatica scagliò il dardo per salvare Prometeo, l’eroe che osò rubare il fuoco a Giove per donarlo agli uomini.
Giove, ovviamente, non la prese bene. Incatenò quindi Prometeo al Caucaso, dove di giorno un’aquila gli mangiava il fegato. Prometeo era immortale, quindi di notte il fegato ricresceva pronto per essere mangiato di nuovo dall’aquila, in una tortura eterna. Eracle, con la freccia, pose fine alla tortura uccidendo l’aquila. In un altro mito è la freccia con la quale l’eroe in una delle dodici fatiche, uccide gli uccelli che infestano la palude di Stinfalo, che seminavano il terrore in Arcadia lanciando a mo’ di frecce le loro penne di bronzo, trafiggendo uomini ed animali. La Freccia potrebbe tuttavia essere anche quella scoccata dal Sagittario contro lo Scorpione.

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