arco senza barriereLE TESTIMONIANZE DEGLI AZZURRINIGabriele Giovine

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LE TESTIMONIANZE DEGLI AZZURRINI
di Gabriele Giovine

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GIULIA BALDI
IO E IL TIRO CON L’ARCO

Salve a tutti,
mi chiamo Giulia, ho quattordici anni, vivo a Grosseto e sono in carrozzina perché ho la spina bifida. Scrivo questa lettera per raccontarvi della mia passione per il tiro con l’arco.
Tutto è cominciato quattro anni fa, quando avevo dieci anni ed ero in quinta elementare. Ho iniziato a tirare con l’arco a ottobre 2012 grazie all’azzurra Vanessa Landi. Era un po’ di tempo che non la vedevo e lei mi ha raccontato che aveva cominciato a tirare con l’arco e che nel fine settimana ci sarebbe stata una gara proprio a Grosseto. Sono andata a vedere la gara e ho chiesto ai miei genitori se potevo provare e, visto che mi era piaciuto, il giorno dopo ho iniziato il corso con il mio attuale allenatore, Fabio Giomi, che non smetterò mai di ringraziare per avermi insegnato a tirare e per avermi trasmesso la sua passione. Da quel giorno non ho più smesso e penso e spero di non smettere mai!
A gennaio dell’anno successivo sono andata a Zola Predosa per vedere i Campionati Italiani Indoor Para-Archery per capire come funzionava una gara. Ho incontrato per la prima volta Oscar De Pellegrin e ho visto dal vivo gli atleti che avevano partecipato alle Paralimpiadi di Londra 2012. Mi è piaciuto tantissimo e speravo di poter partecipare anche io un giorno.
La mia prima gara doveva essere la fase invernale del “Trofeo Pinocchio” ma mi sono ammalata e ho dovuto rinunciare. Mi è dispiaciuto molto e la notte non ho dormito non perché stessi male, ma per la rabbia di non poter fare la gara.
La fase estiva però sono riuscita a vincerla e a qualificarmi per la Finale Nazionale a Silvi Marina. Mi sono emozionata molto quando, alla fine della cerimonia di apertura, sono riuscita a farmi fare l’autografo sul cappello da Oscar De Pellegrin. Da allora quel cappello rosso è diventato il mio portafortuna.
Nel 2013 anche noi ragazzi abbiamo potuto partecipare al Campionato Italiano Para-Archery e ho conosciuto i miei attuali compagni di squadra. Mi sono divertita perché finalmente avevo trovato un gruppo di ragazzi della mia età che mi voleva bene e condivideva la mia stessa passione.
Per me il tiro con l’arco è proprio questo: una grande passione. Quando sono sulla linea di tiro in gara, mi batte fortissimo il cuore ma poi penso a quello che devo fare, mi concentro e la paura piano piano diminuisce e lascia il posto alla voglia di vincere e di dare il meglio di me.
Quasi due anni fa, di preciso il 6 settembre, ho avuto la convocazione per il raduno della Nazionale Para-Archery Giovanile a Poggibonsi. Ero felicissima ma allo stesso tempo triste perché lo stesso giorno la mia madrina si sposava e non potevo stare tutto il giorno a festeggiare insieme a lei.
Il raduno in cui ho sentito di più la responsabilità di ciò che facevo è stato quello di Roma all’Acqua Acetosa con il coach Fabio Olivieri, perché abbiamo indossato per la prima volta le divise dell’Italia e abbiamo scelto il capitano della squadra maschile e di quella femminile.
Allenarsi con Fabio Olivieri è stata un’esperienza divertentissima ma anche faticosa perché ho tirato tantissimo. Non riuscivo a smettere visto che ci proponeva sempre dei giochi nuovi e divertenti.
Devo ringraziare Fabio perché mi ha aiutata a ricostruire piano piano la mia tecnica di tiro dopo aver abbassato il busto che porto per la scoliosi. È stato davvero un periodo terribile, non riuscivo ad avere buoni risultati ed ero preoccupata perché avevo paura di essere mandata fuori dalla Nazionale. Per me far parte della Nazionale è un grande onore, ma anche una enorme responsabilità; quindi non sempre posso fare le cose che fanno i ragazzi della mia età, perché devo allenarmi, ma non importa perché ho un sogno da far diventare realtà: voglio andare alle Olimpiadi!
Giulia Baldi

MARCO COLUCCINI
IO E IL TIRO CON L’ARCO

Tutto è cominciato il 2 novembre 2006. Avevo 7 anni quando io e la mia famiglia girovagando per la fiera di paese ci siamo trovati davanti allo stand del tiro con l’arco.
Mia sorella volle provare e anch’io ero interessato, ma la mia disabilità sembrava dovesse essere un impedimento. Contro ogni consiglio dei miei genitori mi avvicinai e chiesi di tirare. Il ragazzo che stava facendo provare mia sorella chiamò una signora lì vicino che mi prese con sé e mi disse: “Tu puoi fare quello che fanno gli altri, basta che lo vuoi”.
Da allora abbiamo cominciato un cammino insieme molto duro, io non riuscivo ad estrarre la freccia dalla faretra e tanto meno ad incoccare, molte volte durante le gare era la mia allenatrice che faceva questa operazione.
La mia caparbietà mi ha portato a continuare e voler fare da solo, tanto che in un anno cominciai a caricare l’arco da solo; a volte i direttori di tiri avevano un occhio di riguardo per quel nanetto che si ostinava a fare da solo.
Durante una gara ebbi un nuovo crollo e non riuscivo ad aprire la mano della corda; mi sembrava ormai tutto finito, ma la mia allenatrice mi propose il compound, dicendomi: “Marco, non ti preoccupare, con questo arco non devi aprire la mano”.
Inizialmente ero molto violento con i miei compagni, forse perché non riuscivo ad essere come loro, ma con la collaborazione di tutta la squadra, che, con molta indifferenza si adattava a tempi e modi a me consoni, ho raggiunto una sicurezza e un’autostima che mi hanno portato avanti.
Con il compound ho cominciato ad avere dei buoni risultati sia tra i para che tra i normodotati e questo mi ha portato ai primi raduni e trasferte con la Nazionale.
Nel 2014 la prima trasferta che mi ha cambiato completamente la vita. Mi sono reso conto delle mie possibilità e capacità; tutta la mia Associazione che mi festeggiava e tutto lo Staff Federale che mi faceva i complimenti: era come aver vinto un’Olimpiade.
Sono fiero di questo sport e contento che quel giorno ho voluto provare. Se non lo avessi fatto sicuramente non sarei il Marco che sono ora.
Le persone mi chiedono come sono le mie impressioni… Sono cresciuto in questo sport, fa parte della mia vita e non saprei immaginarmi senza. Voglio e posso migliorare e a chi mi domanda quali siano i miei obbiettivi rispondo: senza dubbio Tokyo 2020.
Ringrazio la mia allenatrice Susi Grassini, la mia Associazione Arcieri Kentron Dard e la FITARCO con tutto lo Staff Tecnico e la Dirigenza.
Marco Coluccini

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