Le 72 Frecce di Ranking Round
Finalmente l’attesa è terminata. Partono le Paralimpiadi del tiro con l’arco e l’Italia schiera tutti i suoi nove arcieri per le 72 frecce della qualifica al termine delle quali viene stabilito il tabellone degli scontri diretti individuali e a squadre miste.
Nell’arco olimpico maschile Roberto Airoldi si prende un brillante sesto posto con 624 punti. Più indietro Alessandro Erario, quindicesimo con il punteggio di 601. Nel dominio cinese in campo femminile va segnalata la prova di Elisabetta Mijno, decima (601), mentre Veronica Floreno si deve accontentare della ventiduesima piazza con 549 punti. La somma dei risultati permette al mixed team Airoldi-Mijno di partire dalla quarta posizione nella corsa alla medaglia del giorno successivo.
Nel compound open viaggiano quasi a braccetto Alberto Simonelli, settimo con 678 punti, e Giampaolo Cancelli, undicesimo (670). Poco più indietro Matteo Bonacina diciannovesimo (661). L’unica azzurra in gara al femminile è la campionessa del mondo in carica Eleonora Sarti che chiude le prime frecce paralimpiche della sua carriera settima con 649 punti. Come nell’arco olimpico, anche nel compound open, l’Italia chiude al quarto posto (1327 punti) la qualifica del mixed team.
Nel W1 Fabio Azzolini termina tredicesimo con 570 punti.
MIJNO-AIROLDI UN URLO DA PODIO!
Deve aspettare poco l’Italia per festeggiare alle Paralimpiadi di Rio 2016. Il secondo giorno di gara è già quello giusto per la prima medaglia. A vincerla è il mixed team dell’arco olimpico open formato da Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi. La coppia azzurra vince il bronzo battendo in finale la Mongolia (Dambadondog Baatarjav e Oyun-Erdene Buyanjargal) 5-1 con i parziali di 35-24, 30-30, 33-31.
La giornata inizia subito nel migliore di modi con un secco 6-0 sulla Lettonia (Gints Jonasts-Ieva Melle) schiacciata dalla prima all’ultima freccia (38-33, 36-29, 34-31). Il match successivo vede l’Italia impegnata contro i padroni di casa del Brasile (Francisco Cordeiro e Fabiola Dergovics). Il tifo contrario non fa tremare Mijno e Airoldi che chiudono la sfida sul 6-2 (30-26, 29-32, 35-25, 34-27).
L’unica sconfitta per gli azzurri arriva in semifinale contro l’Iran di Zahra Nemati e Ebrahim Ranjbarkivaj per 6-0 (35-32, 36-31, 34-29), di certo non un’onta visto il valore degli avversari che si arrendono solamente alla Cina in finale per 5-3.
Elisabetta Mijno: “Lo spirito olimpico è dentro le persone”
“Abbiamo costruito questa medaglia nel tempo con tanto lavoro. Era la ‘nostra medaglia’ e ce la siamo meritata – dice l’atleta delle Fiamme Azzurre –. Peccato per la sfida di semifinale con l’Iran ma sono davvero contenta. Ringrazio tutto lo staff che ci ha seguito, dai coach azzurri alla fisioterapista Chiara Barbi, la psicologa Annalisa Avancini e il mio tecnico storico Giorgio Botto. Un ringraziamento va anche ai compagni di squadra che hanno fatto un gran tifo.
Non abbiamo lasciato dubbi ai nostri avversari, se c’era da vincere una medaglia noi eravamo pronti. Mi è dispiaciuto molto per l’individuale, soprattutto per la prima parte di qualifica tirata non al meglio, che mi ha posizionata male nel tabellone degli scontri diretti. Il match contro la Nemati l’ho vissuto comunque con molta serenità, poi alla fine lei ha tirato il massimo (30) e io no.
Per quanto riguarda invece il mixed team, non credo assolutamente che fosse una medaglia inaspettata. Non portare a casa una medaglia sarebbe stata una delusione un po’ per tutti, in primis per noi due, basti guardare alle ultime gare internazionali. Era il nostro compito e l’abbiamo portato a termine bene. Peccato ovviamente che nella semifinale abbiamo lasciato spazio all’Iran in apertura e poi non c’è stato più niente da fare, ma va bene così.
Nelle Paralimpiadi precedenti si respirava un clima diverso. Sicuramente era un campo bello e dignitoso, che avevo già avuto modo di provare nel test event del 2015, ma che tuttavia non rendeva al meglio lo spirito olimpico, anche se il Sambodromo porta sicuramente con sé il prestigio del luogo, simbolo della città.
In realtà tutta Rio de Janeiro mi è parsa leggermente sotto tono per essere una Paralimpiade. Cose molto belle e cose molto brutte. Il parco olimpico per esempio era veramente il cuore pulsante dell’evento, ma al di fuori si sentiva molto meno questa atmosfera.
Negli ultimi giorni mi sono sentita vuota e ho provato quindi a capire cosa realmente mi avesse lasciato questa esperienza e ho capito che alla fine una Paralimpiade è quello che si vive dentro. Quello che le persone, gli sportivi e gli atleti portano all’evento nel tentativo di raggiungere un obiettivo, un sogno. Chi era lì per l’apparenza è sicuramente tornato a casa con poco. Il fatto di essere in un posto molto povero, inoltre, ti lascia addosso sensazioni strane e contrastanti.
Infine, volevo ringraziare tutti quelli che hanno lavorato con me in questi anni e che rimangono sempre un po’ nascosti dietro le quinte, ma che sono assolutamente molto preziosi. Grazie a chiunque nel suo piccolo mi ha dato l’opportunità di prepararmi al meglio e poi di esserci per dare tutto”.
Roberto Airoldi: “Me la sono goduta”
“Devo dire che lì per lì non avevo realizzato a pieno l’impresa che avevamo compiuto, ero troppo emozionato. Questa medaglia aggiunge qualcosa alla nostra carriera. C’è un piccolo rimpianto per la sfida di semifinale con l’Iran ma va benissimo così. Mi unisco ai ringraziamenti fatti da Elisabetta: grazie davvero a tutti per il supporto che ci avete dato a Rio e da casa!
Abbiamo lavorato bene e nelle trasferte di preparazione siamo sempre riusciti ad andare a podio. Era fattibile, facendo il nostro. Siamo contenti, insomma!
Per quanto riguarda l’individuale, forse ho pagato un po’ di tensione andando a cercare troppo il 10 piuttosto che un bel tiro. Nonostante tutto mi sono divertito anche lì, così come ho fatto in tutti gli scontri. Rimanere freddi, essendo anche la mia prima esperienza paralimpica, credo non sia stato troppo facile, ma credo anche di esserci riuscito al meglio.
Il Sambodromo era una bella location, ben organizzata, direi abbastanza raccolta, intima rispetto a tanti altri campi di grandi eventi. Ogni tanto il vento dava fastidio, anche per la sua incostanza.
La città? Rio de Janeiro è sicuramente bella, ma riflette anche molto l’instabilità e la sua anima povera; le contraddizioni balzavano all’occhio: dalle zone ricche si passa in fretta alle favelas e alla povertà.
La cerimonia di apertura è stata un momento molto forte, un’occasione per conoscere gli altri azzurri. E poi arriva il momento di entrare nello stadio e ti ritrovi nel bel mezzo del boato, guardandoti attorno tra le luci con la gente che applaude e grida…
Fra tutte le immagini che mi porto a casa ci sono la vita nel Villaggio, il vivere con atleti con la “A” maiuscola, la moltitudine di colori, etnie, vite differenti. Una cosa difficile da spiegare a parole, una sorta di film in cui ti ritrovi dentro.
La Paralimpiade però la riassumo con il primo tiro della finalina contro la Mongolia. Per nostra organizzazione ero sempre io ad aprire i set, per poi lasciare spazio a Elisabetta; in quell’occasione, è toccato a me aprire lo scontro con quello che mi sento di definire il tiro perfetto, quello che immagini, che prepari per tanto tempo. Sono felice di averlo fatto lì, nonostante la tensione che si può avere. E poi, beh, l’urlo finale di Betta e il guardarci negli occhi lucidi di commozione. Emozioni fortissime che ti lasciano la voglia di ripartire per la prossima sfida e così sul pullman per il ritorno verso il Villaggio ti ritrovi già a pensare a cosa ci sarà dopo”.
MIXED TEAM COMPOUND SFORTUNATO
Un solo punto, un piccolo errore, una questione di centimetri e l’Italia mixed team compound saluta la possibilità di salire sul podio paralimpico. Il match dei quarti di finale è da brivido, Eleonora Sarti e Alberto Simonelli, più volte medagliati a livello internazionale, affrontano la Gran Bretagna dell’ottima coppia Jodie Grinham e John Stubbs. È un peccato vedere una partita tra due squadre di questo valore sapendo che una delle due saluterà la competizione così presto. La gara si mette subito male per gli azzurri che vanno sotto di tre punti 39-36 dopo le prime quattro frecce. L’Italia però rimette le cose a posto nella volée successiva, altro 39-36. Dal risultato di pareggio non ci si schioda fino all’ultimo set. La beffa arriva proprio sul traguardo con Eleonora Sarti a colpire il 7 che gli avversari sfruttano per vincere 150-149.
ALBERTO SIMONELLI VICECAMPIONE PARALIMPICO!
Un altro argento otto anni dopo Pechino. Alberto Simonelli a Rio de Janeiro sale per la seconda volta in carriera sul podio paralimpico. Non arriva la prima posizione ma “va bene così” dice Rolly battuto al fotofinish dall’americano Andre Shelby di un solo punto.
L’ultimo atto della gara compound più importante degli ultimi quattro anni parte con l’atleta delle Fiamme Azzurre in vantaggio 30-29, il pareggio dell’avversario è quasi immediato e si concretizza sull’86-86. Il punto di vantaggio che risulterà decisivo arriva nella volée successiva con il parziale di 29-28. Simonelli nelle ultime tre frecce mette pressione, Shelby arriva all’ultimo tiro con solo il 10 a disposizione per vincere. Il braccio dello statunitense però non trema e la freccia finisce proprio al centro del bersaglio.
È la fine di un viaggio meraviglioso iniziato e proseguito con tante vittorie dall’azzurro: 137-121 con il kazako Medvedev; 140-136 con il finlandese Forsberg; 143-136 con il britannico Hall e 146-144 con il cinese Xinliang Ai.
Alberto Simonelli: “Soddisfatto fino a quell’ultima freccia”
“Dopo aver rimosso il 5° posto di Londra 2012, ma soprattutto l’infortunio sul campo, con questa medaglia mi sono assolutamente riscattato. È sicuramente il giusto riconoscimento per l’intenso e duro lavoro di questi quattro anni, fra Mondiali, Europei e vari appuntamenti a livello internazionale, comprese le convocazioni con la Nazionale ‘normo’. Peccato per quel punto di differenza che poteva portarmi l’oro, ma sono soddisfatto ugualmente perché è una medaglia individuale, che non ha prezzo.
Per quanto riguarda il mixed team, ammetto che ho difficoltà a descrivere cosa sia realmente accaduto sulla linea di tiro. Sensazioni strane che non sono riuscito a comprendere. Sicuramente io ed Eleonora non eravamo la stessa coppia di tanti altri appuntamenti precedenti.
La location di gara era un posto da punti, anche se nel pomeriggio si alzava sempre un fastidioso venticello che bisognava saper interpretare. Credo si possa definire la venue adatta per mettersi realmente alla prova, come d’altronde dev’essere in una Paralimpiade.
La vita nel villaggio è sempre una grande esperienza, anche se non troppo accessibile in alcune sue parti, ma con tanti volontari e persone sempre disponibili.
Per quanto riguarda la città, definisco Rio una città solare. Poi con noi italiani, ancora di più. In alcuni momenti avere il tifo a favore è stato sicuramente utile. Una città e un paesaggio dalla doppia faccia però, ulteriormente ovattato dal fatto che eravamo immersi in un evento di alto livello.
Sicuramente l’immagine che mi porto a casa è quella della finale per l’oro, il fatto di aver lottato fino alla fine e aver ceduto solo perché l’avversario ha fatto un 10 in più. Sono sceso, dopo aver scoccato quell’ultima freccia, soddisfatto del mio match e per niente arrabbiato o deluso. In fondo ero certo che una medaglia sarebbe arrivata.
Ho lavorato duro per quella medaglia e non lo dico perché ora ce l’ho appesa in casa! Ovviamente non è che non puntassi al gradino più alto del podio, ma posso dire tranquillamente che il lavoro in preparazione alla gara ha funzionato e ha dato i suoi frutti”.
I MATCH INDIVIDUALI
Alessandro Erario – Una vittoria e una sconfitta che lascia un po’ di amaro in bocca. È questo il resoconto dell’avventura paralimpica individuale di Alessandro Erario. L’azzurro vince con grande padronanza i sedicesimi di finale con un roboante 6-0 contro il giapponese Kimimasa Onodera. Gara dominata con i parziali di 26-20, 30-22 e 25-18. È in forma Alessandro ma nel match successivo non riesce a ripetersi contro il tailandese Hanreuchai Netsiri. L’azzurro va subito sotto di due set 23-21 e 28-25. Il pareggio del terzo parziale 28-28 non rianima l’arciere italiano che perde anche le ultime tre frecce 27-25. Il match finisce così 7-1.
Alessandro Erario: “Non ho trovato la concentrazione giusta. Se avessi saputo come mantenerla alta per tutta la gara lo avrei fatto, ma ho tirato male, non sono entrato in partita e ho perso. Vedremo in futuro come riuscire a smaltire questa delusione”.
Roberto Airoldi – Due giorni dopo la medaglia in coppia con Elisabetta Mijno, Roberto Airoldi torna sulla linea di tiro del Sambodromo ma questa volta la sua corsa è meno fortunata. L’azzurro viene eliminato ai sedicesimi dal padrone di casa Luciano Rezende. La linea di tiro di casa galvanizza l’arciere brasiliano che piazza il 6-0 con i parziali di 29-28, 24-23 e 26-25 eliminando l’azzurro.
Il C.T. Willy Fuchsova commenta così: “Nello scontro dei sedicesimi Erario ha tirato bene ed è passato con merito. Anche Roberto Airoldi ha tirato bene, ma per come si è sviluppato il match possiamo dire che non è stato molto fortunato. Mi spiace molto che Alessandro abbia poi perso agli ottavi: stava bene e credevo nella sua possibilità di arrivare a giocarsi una medaglia”.
Giampaolo Cancelli – Nel giorno in cui Alberto Simonelli incanta il mondo, gli altri azzurri del compound non riescono ad oltrepassare gli ottavi di finale. Paolo Cancelli inizia bene la sua Paralimpiade individuale eliminando con un sonoro 146-128 il canadese Kevin Evans al termine di una gara quasi senza storia in cui l’azzurro vince la prima volée 29-28 e piazza l’accelerata decisiva già nelle successive tre frecce (29-22) che mettono ko l’avversario.
L’uscita di scena di Cancelli arriva nel turno successivo contro lo slovacco Marcel Pavlik bravo a partire forte (30-25) e a tenere un gran ritmo anche nei successivi set (29-27 e 28-26). Cancelli prova la rimonta nel quarto parziale in cui rosicchia cinque punti (28-23) ma le speranze di vittoria si infrangono sull’ultimo 30 di Pavlik che chiude il match 140-134.
Matteo Bonacina – Si arrende al primo turno di scontri diretti l’esordiente Matteo Bonacina. L’azzurro è sfortunato perché già ai sedicesimi affronta un arciere tosto come il cinese Xinliang Ai, capace di chiudere la sua Paralimpiade al quarto posto assoluto, sconfitto solo nella finale per il bronzo. La gara parte con un pareggio 28-28 ma l’asiatico spezza subito l’equilibrio con un 30-28 nella successiva tornata di frecce. Ai è inarrestabile e piazza ancora una volée magistrale che porta il punteggio sull’86-81. Bonacina risponde bene nel quarto set ma l’avversario vince ancora 29-28 e si prende il passaggio nel turno nelle ultime frecce con il risultato finale di 143-135.
Matteo Bonacina: “Questa esperienza mi ha lasciato un bagaglio di esperienza immensa e ho capito su cosa lavorare per migliorare ancora”.
Elisabetta Mijno – Dopo il bronzo nel mixed team Elisabetta Mijno torna in gara per le sfide individuali dell’arco olimpico. Forte dell’argento di Londra 2012 l’azzurra piazza un doppio 6-0 contro la svizzera Magali Comte e la francese Brigitte Duboc che le vale l’accesso ai quarti. Lì si trova davanti la campionessa uscente Zahra Nemati, portabandiera olimpica dell’Iran, titolare anche ai Giochi di un mese prima. Si ripropone così lo scontro della finale dell’ultima Paralimpiade e il risultato, purtroppo per l’Italia, non cambia. Nemati parte fortissimo e vola sul 4-0 con i parziali di 28-26 e 28-23 ma l’azzurra non ci sta e, con una grande rimonta, riporta tutto in equilibrio con i punteggi di 28-25 e 24-23. Si decide tutto alle ultime tre frecce dove l’iraniana piazza un formidabile 30 a cui Mijno risponde con un 27: finisce così 6-4. Un risultato che spiana la strada al secondo oro individuale di fila ai Giochi Paralimpici per Zahra Nemati. In classifica generale l’azzurra chiude al quinto posto.
Veronica Floreno – I Giochi di Rio per Veronica Floreno sono stati una grande sorpresa. L’azzurra, prima delle escluse nell’ultimo torneo di qualificazione, è stata ammessa alla competizione dopo il divieto di partecipare alle Paralimpiadi imposto alle atlete russe. L’arciera italiana si è fatta trovare pronta e nella gara individuale ha vinto il primo match e perso il secondo.
La prima partita è stata una lotta durissima con la tedesca Jennifer Hess. Veronica Floreno è volata sul 4-0 dopo le prime sei frecce (23-22 e 27-23), poi ha subìto il ritorno dell’avversaria fino al 4-4 (25-21 e 26-25) ma non ha tremato, chiudendo i conti con il 6-4 figlio del 24-23 dell’ultimo parziale. Lo scontro successivo l’ha vista invece perdere 6-0 (28-21, 21-19, 26-23) contro la coreana Hwa Sook Lee, brava ad imporre un buon ritmo alla sua gara approfittando anche di qualche errore dell’azzurra.
Veronica Floreno: “Per me Rio è stata una sorpresa. Dopo Nove Mesto avevo perso la speranza di qualificarmi, ma è proprio vero che la speranza è l’ultima a morire! All’ultimo raduno avevo salutato i miei compagni con una stretta al cuore, mi dispiaceva non condividere con loro quella magica atmosfera. Appena due giorni dopo mi è arrivata una telefonata da Oscar de Pellegrin che, con parole che non dimenticherò mai, mi annunciava che su quel volo per Rio ci sarei stata anche io. Preparare un viaggio con una meta simile è fonte di grande piacere, soprattutto quando l’hai pianificata per quattro anni insieme alla tua squadra. Più difficile però è mantenere lo stesso piacere al ritorno; tenti di prolungare quelle emozioni, che però raramente hanno la stessa intensità. Ho vissuto così ogni istante, ogni freccia tirata e tutte le emozioni che le medaglie conquistate dai miei compagni mi hanno saputo dare. Sono tornata a casa con nuovi obiettivi: un passo alla volta verso Tokyo 2020”.
Eleonora Sarti – La Paralimpiade è tutta un’altra cosa rispetto a ogni altra gara. Lo dicono tutti ma forse fino a quando non arrivi a tirarle quelle frecce non lo puoi nemmeno immaginare. Se ne sarà sicuramente accorta Eleonora Sarti che è arrivata all’esordio olimpico forte del titolo mondiale conquistato un anno prima e del record del mondo fatto registrare nei mesi precedenti al viaggio per il Brasile. Un bottino di tutto rispetto ma alla Paralimpiade tutto viene azzerato e per l’atleta delle Fiamme Azzurre è stato fatale il primo turno di gara. Contro Jodie Grinham agli ottavi la sfida è equilibrata e si decide all’ultima volée. Britannica in vantaggio subito 26-25, 27-26 e 28-27 poi Sarti alza la testa e con tre frecce riporta la gara sul 105 pari. Tutto si decide negli ultimi tiri e Grinham riesce a fare meglio piazzando il 133-132 finale. Le emozioni dell’esordio sono fortissime, la prima Paralimpiade può portare anche delusioni ma serve a fare esperienza. Ora Eleonora Sarti è chiamata a puntare forte su Tokyo 2020.
Fabio Azzolini – L’ultimo azzurro a scendere in gara in Brasile nei match individuali è Fabio Azzolini protagonista nel W1. I suoi Giochi durano però solo un match, quello contro il turco Naci Yenier. L’azzurro va sotto di tre punti dopo tre frecce (28-25) e non riesce più a rientrare in partita. Il secondo set è di altissimo livello (29-28) ma premia ancora l’avversario, il terzo aumenta il gap di altri tre punti (28-25) e il quarto si chiude 27-26 ancora per Yenier. A tre tiri dalla fine l’azzurro è sotto di otto punti, ci vorrebbe un’impresa o forse qualcosa in più. Niente di tutto ciò arriva, Azzolini vince 27-26 l’ultima tornata di frecce ma non basta: passa l’avversario col risultato finale di 138-131.
Fabio Azzolini: “Di una Paralimpiade, come di ogni gara, si porta a casa tutto. In primis, la fortuna e la bravura di averla potuta disputare, che deve essere sempre motivo di gioia. Per quanto riguarda il risultato, mi porto a casa quanto di buono ho potuto fare per confermare i punti di forza, ma anche quanto di meno buono ho fatto per sapere dove bisognerà lavorare e farsi trovare pronti per la prossima occasione. Infine, grazie a tutti per averci creduto con me e come me!” •
Il commento del Vicepresidente Paolo Poddighe
Da sempre il tiro con l’arco ritiene l’attività paralimpica parte integrante del proprio movimento. Ma da quando ricopro il ruolo di Presidente del Comitato CIP Sardegna ho avuto modo di entrare molto più in profondità in un settore che ha ancora un grande potenziale da esprimere. Se ai Giochi Olimpici l’Italia è andata molto vicina all’ennesimo alloro senza però raggiungerlo, lasciandoci per la prima volta dopo tanti anni con l’amaro in bocca, vanno fatti solo grandi complimenti alla Nazionale Para-Archery per come è riuscita a non tradire la sua storia e le nostre aspettative al Sambodromo di Rio.
Abbiamo vissuto una edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici molto particolare: era la prima volta che si svolgevano in Sud America ed eravamo preparati ad alcune mancanze sul versante organizzativo/logistico. Nel complesso però è andato tutto per il meglio, anche perché la dirigenza Federale, grazie ai sopralluoghi svolti in precedenza a Rio de Janeiro, aveva programmato tutte le soluzioni alle questioni logistiche che avrebbero permesso ai nostri atleti di concentrarsi esclusivamente sulla competizione.
Dobbiamo innanzitutto ringraziare lo Staff tecnico per il supporto che ha dato ai nostri arcieri. Non dimentichiamo che dei 9 presenti a Rio, in 4 erano esordienti e questo testimonia che siamo riusciti nel corso del quadriennio a rinnovare un gruppo che si è poi confermato motivato e vincente.
Alberto Simonelli ci ha portato un argento pesantissimo, mettendo in mostra per l’ennesima volta in carriera quale debba essere la mentalità di un atleta che punta alla vittoria in ogni occasione, indipendentemente dagli avversari e dalle condizioni di tiro. Per lui parla una carriera costellata di successi e speriamo che questo ennesimo e meritato alloro rappresenti per lui un ulteriore stimolo in vista del prossimo quadriennio.
Eccellenti anche le prestazioni di Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi: il loro bronzo era il miglior modo per bagnare l’esordio paralimpico del mixed team, anche perché dopo l’addio alle gare di un campione come Oscar De Pellegrin non era facile restare a certi livelli. Elisabetta è riuscita a confermarsi ad alti livelli e Roberto ha dimostrato di poter essere all’altezza anche in una manifestazione difficilissima da gestire sul piano emotivo. Complimenti a loro e ai tecnici che li hanno seguiti e supportati nel loro cammino vincente.
Due medaglie sono un ottimo bottino per l’Italia, anche se non nascondiamo che avremmo potuto ottenere anche di più, soprattutto pensando alla gara del mixed team compound, dove il duo Simonelli-Sarti ci aveva fatto sognare nelle precedenti apparizioni internazionali. Inutile però piangere sul latte versato: ciò che non siamo riusciti a conquistare al Sambodromo, faremo il possibile per raggiungerlo a Tokyo 2020.
La Nazionale Para-Archery ha dimostrato di continuare ad essere competitiva e siamo certi che l’esperienza maturata a Rio 2016 frutterà nel corso del prossimo quadriennio. Abbiamo anche diversi giovani su cui lavorare per guardare con fiducia al futuro e siamo convinti di poter vedere ancora i colori azzurri protagonisti in tutti gli appuntamenti che ci avvicineranno alla trasferta giapponese.




