Si è svolto a Cantalupa uno Stage sull’atteggiamento agonistico per gli arcieri di alto livello che ha affrontato i seguenti argomenti: Autoefficacia Agonistica – Focalizzazione Agonistica Personalità Agonistica
Nell’ambito delle attività di formazione che la Fitarco promuove per aggiornamenti sugli aspetti tecnici, fisici e mentali, lo scorso 25 gennaio a Cantalupa si è svolto uno Stage, grazie al prezioso coordinamento dello psicologo della Nazionale Mauro Gatti, sull’atteggiamento agonistico della prestazione di alto livello. Lo Stage, pur essendo rivolto nello specifico alle Squadre Olimpiche e Nazionali in quei giorni impegnate in uno dei raduni al Centro Tecnico di Cantalupa in preparazione ai Giochi Olimpici di Rio, ha tuttavia fornito spunti e informazioni utili a tutto il movimento arcieristico su un tema, quello mentale, da sempre particolarmente stimolante per chiunque pratichi l’attività arcieristica. L’incontro scientifico ha avuto lo scopo di trasmettere agli arcieri italiani di alto livello gli aspetti del training mentale inerenti tre fondamentali peculiarità della prestazione sportiva di eccellenza: autostima-focalizzazionepersonalità e, nello stesso tempo, essere uno stimolo per migliorare e consolidare il corretto e funzionale atteggiamento agonistico sulla linea di tiro. Di grande spessore i relatori che hanno colto con piacere l’invito a prendere parte a questo seminario, introdotto dal Vicepresidente FITARCO Sante Spigarelli: Giuseppe Vercelli, docente universitario, psicologo olimpico e attualmente consulente della Juventus Calcio; Alberto Cei, docente universitario, psicologo di atleti olimpici, esperto CONI del processo mentale della focalizzazione; Mauro Gatti, docente universitario, psicologo di squadre olimpiche italiane, da anni collaboratore della Federazione Italiana Tiro con l’Arco. Durante l’esposizione dei due professionisti Mauro Gatti, in qualità di “padrone di casa”, ha modulato gli interventi e le informazioni degli esperti al fine di trasferirle, attagliarle e utilizzarle per la pratica agonistica del tiro con l’arco.
Il modello di prestazione SFERA
Giuseppe Vercelli ha iniziato i lavori precisando che l’obiettivo del suo intervento avrebbe teso a evidenziare i meccanismi mentali che sono alla base della eccellenza agonistica, in allenamento e in gara, valutati i fattori che compongono e allenano l’intelligenza agonistica, quella predisposizione mentale in grado di produrre l’autoefficacia. Per autoefficacia si intende la sensazione che avvolge l’atleta e che gli dà l’orientamento di svolgere al meglio il proprio compito. Il relatore ha rappresentato il suo modello di prestazione con l’acronimo ‘SFERA’, ampiamente utilizzato in ambito sportivo come modello di allenamento mentale per gli atleti e gli allenatori nell’ambito del miglioramento dell’autoefficacia. Chiunque sia impegnato in una prestazione di livello deve avere cura di fare un autobriefing per conoscere il proprio stato e il proprio pensiero focalizzato. Nello specifico, nel modello SFERA ad ogni lettera corrisponde un vissuto psicologico attraverso il comportamento relativo alla prestazione. Alla lettera S corrisponde l’atteggiamento della Sincronia, quello stato mentale in cui il corpo e la mente sono consapevoli di essere in sinergia e perfetta connessione. La mente è concentrata su ciò che fa il corpo e solo in questa sinergia si riesce ad essere in uno stato di completa focalizzazione verso l’obiettivo. La F sta per punto di Forza, vale a dire la valutazione obiettiva di quello che è un punto di sicurezza sul quale fare perno per esprimere se stessi. Ogni atleta psicologia psicologia ha tre punti di forza: tecnico, fisico e mentale e questi devono coesistere con uguale intensità nella sua personalità agonistica. I punti di forza, sostiene il relatore, sono di fatto degli interruttori che accendono le qualità. La Lettera E equivale al termine Energia, la quantità di forza che si utilizza per svolgere il proprio compito e dare il meglio di se stessi. Oltre ad una energia fisica che induce al movimento esiste una energia psichica ugualmente importante. La presenza di energia presuppone che l’atleta sia anche in grado di regolarla e questo è un obiettivo essenziale per crescere agonisticamente. A tale proposito Vercelli ha ricordato l’importanza della monoidea, cioè avere un pensiero la volta perché in questo modo si regola meglio l’energia disponibile e si vede meglio ciò che ci sta attorno. Naturale che l’errore porti fuori il giusto flusso di energia e l’atleta deve riuscire ad imparare a regolarla. Altra lettera su cui inserire un atteggiamento è la R che indica Ritmo, vale a dire la dimensione della qualità. Il Ritmo è ciò che genera il flusso giusto nella sequenza dei movimenti, la giusta alternanza. Fare le cose nel giusto Ritmo significa saper alternare in modo equilibrato momenti di attività e momenti di pausa, seguendo quelle che sono le esigenze fisiologiche del nostro organismo. Non rispettare il proprio ritmo vuol dire fare le cose troppo velocemente oppure troppo lentamente, generando in entrambi i casi delle sensazioni sgradevoli. Nel caso di un ritmo troppo veloce si ha la sensazione di non riuscire a stare dietro agli eventi, ci si sente affannati, di corsa e, nei casi estremi, in ansia. Quando si mantiene un ritmo troppo lento invece si ha la sensazione di non andare avanti, il tempo non passa più, ci si sente lenti e appesantiti. Infine A come Attivazione. L’Attivazione ha a che fare con la passione che guida le attività che si svolgono; è il motore motivazionale. È la massima espressione della passione che ci permette di superare i limiti, di allenarci duramente, di proseguire anche nella sofferenza e di ricominciare dopo un infortunio o una delusione. È quella forza interiore che alimenta, ogni giorno, il nostro sogno di atleti o di allenatori, indirizza il nostro comportamento, genera armonia ed equilibrio nel fare e nel dirigersi verso l’esperienza desiderata. In questa dimensione vengono usati, al massimo livello e con naturalezza, entrambi gli emisferi del cervello. È una dimensione emotiva che si può descrivere in modo approssimativo ma chi vive lo stato di attivazione si sente pronto per fare ciò che deve fare. Lo fa con gioia, con divertimento, con passione e con motivazione. Questo metodo di autovalutazione può essere usato dopo ogni gara, ogni allenamento, alla fine di ogni settimana di lavoro per iniziare ad essere consapevoli di quelle aree del proprio atteggiamento mentale che potrebbero essere potenziate.
L’indice di concentrazione e il focus di prestazione dell’atleta
Successivamente il prof. Alberto Cei ha riferito come il tiro con l’arco sia uno degli sport maggiormente sfidanti dal punto di vista psicologico, richiedendo un livello di precisione e di consistenza nel tempo che confina con la perfezione. Il professore ha cercato nel suo intervento di affrontare e precisare alcune tematiche psicologiche che sono alla base del successo negli sport di precisione. In questo tipo di discipline sportive ogni gara richiede la padronanza dei processi mentali e la tensione eccessiva, la mancanza di autocontrollo emotivo e i pensieri casuali sono tra i principali ostacoli che gli atleti devono affrontare. Pensare in modo eccessivo durante la prestazione anche solo a semplici dettagli è un atteggiamento che va ridotto se non eliminato. Nel tiro con l’arco, dove durante una volée, tra un tiro e l’altro trascorrono pochi secondi, anche un minimo pensiero, positivo o negativo che sia, può disturbare la preparazione e l’esecuzione del tiro. A questo riguardo, nel lavoro che il prof. Cei svolge regolarmente con il tiro a volo, viene speso molto tempo a insegnare e ottimizzare l’abilità a mantenere la mente libera da pensieri non utili, dall’eccesso di analisi e dall’autorecriminazione dopo un errore o un momento di difficoltà. La lista dei pensieri distraenti è apparentemente senza fine e spesso rivela pensieri assolutamente banali come, ad esempio: “Come sto tirando bene oggi”, che fungono da fattore distraente aumentando così la probabilità di errore. Nelle abilità di precisione, in cui rientrano non solo gli sport come il tiro con l’arco, il tiro a segno, il tiro a volo e il golf, ma anche la prestazione del lanciatore nel baseball o i tiri liberi nella pallacanestro, è di estrema importanza mantenere il timing della propria azione tecnica in ogni fase della gara. Sapere mantenere questo approccio al tiro può essere considerato come indice di concentrazione dell’atleta. Ogni arciere dovrebbe, quindi, allenarsi a mantenere il proprio timing indipendentemente dalla fase della gara e dal suo risultato attuale. L’errore più frequente è di tendere ad accelerare o a ritardare il timing della propria routine. Nel primo caso, l’ansia determina una specie di frenesia di tiro che spinge l’atleta a non rispettare i tempi per il desiderio inconsapevole di togliersi il più rapidamente possibile da quella situazione di tensione. Nel secondo caso, i tempi di preparazione o di esecuzione vengono allungati di qualche secondo, con l’intenzione di volersi assicurare che il gesto verrà eseguito nel migliore dei modi. Talvolta il costo di questo tempo maggiorato consiste nell’aumentare la probabilità che pensieri distraenti o stati di tensione fisica maggiori possano intervenire a disturbare l’esecuzione ottimale del gesto tecnico. La routine non consiste solo nella gestione del tempo ma comprende anche altri aspetti ugualmente importanti, come ad esempio la posizione del corpo e più in generale un linguaggio del corpo adeguato e fiducioso, il controllo della respirazione, la ripetizione mentale del tiro e del proprio ritmo e l’uso di parole d’incoraggiamento. Inoltre, è necessario sviluppare mini-routine per specifici momenti, ad esempio dopo un errore, quando la routine è stata interrotta per fattori esterni o interni, o quando una fase della gara comincia con qualche minuto di ritardo. Ognuna di queste azioni ha lo scopo di mantenere vivido nella mente dell’atleta il proprio ritmo di tiro; la maggior parte dei tiratori più forti al mondo lo ritiene indispensabile e lo sostiene con affermazioni di questo tipo: “M’impegno a stare in contatto con il ritmo della mia azione perché il timing è tutto” (Michael Diamond, due ori olimpici). Naturalmente gli arcieri di alto livello devono sviluppare anche altre abilità psicologiche e servendosi dell’esperienza e del valore degli atleti e atlete coreane, si evidenzia che la fiducia in se stessi, nel coach e nel team, il dialogo con se stessi, il controllo delle tensioni fisiche, la gestione degli imprevisti e la ripetizione visivomotoria del gesto tecnico sono competenze indispensabili per ottenere risultati di livello assoluto. A tale proposito il prof. Cei ha invitato gli intervenuti ad approfondire attraverso la sua pubblicazione La Preparazione Psicologica nel Tiro a Volo gli esercizi pratici di focalizzazione che da anni propone agli atleti di alto agonismo che segue, esercizi che sono finalizzati a dare all’atleta il focus migliore nella prestazione.
Personalità e lucidità dell’atleta come fattori portanti della prestazione
Il prof. Mauro Gatti ha infine canalizzato la discussione nello specifico del tiro con l’arco dove l’Io dell’arciere, vale a dire la personalità, diventa una struttura portante di tutta la prestazione agonistica in quanto l’atteggiamento sulla linea di tiro non può prescindere dalla personalità in toto e dalla capacità dell’arciere di regolare l’emozione a vantaggio della lucidità. Una personalità che mantenga la lucidità diventa pertanto un fattore determinante e questa crescita della personalità nell’ambito dell’autocontrollo si costruisce con il tempo e attraverso un percorso in sinergia tra l’atleta e il tecnico. Tuttavia a questo rapporto privilegiato può essere d’aiuto anche la consulenza di uno psicologo dello sport. Un esperto del settore può infatti costruire insieme all’atleta e al tecnico una routine mentale di riferimento che rispetti la personalità dell’arciere e dunque una routine specifica, peculiare modellata sulla personalità dell’arciere stesso in cui sono previsti step mentali di riferimento che vanno dalla respirazione alla visualizzazione, alla focalizzazione attentiva, al self talk o all’attuale tapping, una tecnica di picchiettamento delle dita su alcuni punti del corpo al fine di gestire le sensazioni negative. Ad un riscaldamento mentale che inizia con la tecnica del respiro calmo e regolare, fa seguito però il processo mentale di visualizzazione (individualizzata perché la visualizzazione è uno stato immaginativo assolutamente soggettivo e legato al percorso agonistico personale) e tutto quello da aggiungere in base alle richieste dell’arciere e del tecnico che lo allena. La routine personale diventa un punto essenziale di preparazione all’allenamento e alla gara. Dopo aver accennato al defaticamento mentale, routine soggettiva e utilizzata al bisogno dall’arciere alla fine dell’allenamento, quando le sensazioni non sono state corrette, Mauro Gatti ha richiamato l’attenzione dell’aula all’importanza che ha per l’arciere modellare lo stato psicologico nell’approccio sia con l’allenamento sia con la gara. L’eccitamento sottocorticale, detto arousal, è uno stato psicofisiologico che tende a modificarsi in aumento prima e durante la competizione e risulta determinante per la qualità della prestazione come è in grado di condizionarla in senso non positivo. Da qui la necessità dell’arciere di avere una conoscenza del proprio livello di arousal che evidentemente è soggettivo per ogni atleta. Un ottimo metodo per avere il valore del livello di attivazione è il biofeedback, una strumentazione elettromedicale che consente di rilevare dei dati fisiologici sui quali ragionare insieme con l’atleta e il tecnico. A questo livello di rilevazione fisiologica fa seguito anche la capacità dell’arciere di generare l’atteggiamento psicologico migliore sulla linea di tiro attraverso quella che possiamo definire la consapevolezza interiore, la fiducia nella sua preparazione, un pensiero da riconoscere positivo perché sostenuto dall’allenamento e dall’azione tecnica che ha affinato e della quale è padrone. Spesso infatti capita che l’arciere perda le sensazioni e il feeling a causa della tensione e della preoccupazione facendo una serie di rapidissimi pensieri che appesantiscono il pensiero creativo e fiducioso, essenziale per la prestazione migliore. È in questi momenti che nell’arciere deve salire la consapevolezza delle proprie potenzialità e questa consapevolezza si consolida attraverso i ritmi alfa (detti ritmi di Berger, dal suo scopritore). Sono dei ritmi cerebrali che la scienza medica riconosce come i ritmi del benessere e della consapevolezza interiore. La tensione infatti riduce in modo categorico i ritmi alfa con relativo aumento dei ritmi cerebrali della tensione e dello stress, detti beta. Lo stato di rilassamento vigile, la respirazione calma e bilanciata, la fiducia in se stessi, il lasciar fare alla parte motoria consolidata nell’allenamento, non lasciarsi prendere dalla affluenza di pensieri sono la strada migliore per far salire in modo naturale e fisiologico i ritmi alfa. Per questa ragione il riscaldamento mentale e il defaticamento mentale, inseriti come routine del tiro aprono la via alla espressione dei ritmi alfa che costituiscono la fase iniziale della fluidità mentale nel tiro riconoscendo e connotando il cervello come una struttura anatomica in cui la parte cognitiva e razionale si rappresentano come una continua marea che è compito dell’arciere contenere e gestire nel miglior modo possibile. Riferimenti bibliografici per approfondire gli interventi dei relatori: Giuseppe Vercelli, L’intelligenza agonistica e SFERA Trainingmanuale di allenamento – Ed. Ponte alle Grazie, 2009 Alberto Cei, La Preparazione Psicologica nel Tiro a Volo – Ed. Luigi Pozzi, 2010 Per informazioni o chiarimenti potete contattare lo psicologo della Nazionale FITARCO Mauro Gatti: maurogatti@hotmail.com




